barsexualsSe siete degli appassionati perduti della nuova scena italica del pop rock perbene, rassicurante e politically correct tanto en vouge oggi nel nostro paese, lasciate perdere e allontanatevi di corsa da questo disco. Se invece al comfort costoso ed agiato di un viaggio di lusso in prima classe preferite un vagone merci a compartimento stagno, trasandato, sporco e scalcagnato allora mettete questo vinile sul vostro giradischi, accendete e preparatevi per un trip verso i bassi istinti dell’anima. I pugliesi Barsexuals fanno letteralmente a cazzotti col bon ton e la loro musica sembra più uscita da un saloon di terz’ordine di un qualsiasi posto smarrito a sud del mondo che da una sala di registrazione. Un sound ruvido, sgarbato e cattivo come loro, per tutte le quindici tracce e senza speranza di redenzione, dalla funebre Dancing On Your Grave alla anfetaminica Mother Morphine. Registrato tutto d’un fiato e in presa diretta su un multitraccia, quello di Rosario Memoli (The Provincials), in un vecchio casolare di campagna, il disco è dominato dalla voce “posseduta” del Reverend (Red) Valentine, che tuona i suoi sermoni alla Howlin’ Wolf, supportato dai riff pesanti, blues al calor punk, della chitarra dell’improbabile Sabbathor e dal truculento percussionista napoletano Igor Mortis. I cattivi maestri, se ci sono, provengono tutti da oltreoceano e appartengono alla scena garage/punk degli anni ’90 come Oblivians e Cramps o a quella blues degli stessi anni, della scuderia Fat Possum, quali R.L. Burnside e Junior Kimbrough, anche se i nostri amici ce la mettono proprio tutta per essere ancora più pericolosi ed intrattabili.

Black, Brown And White rappresenta un ottimo, atipico e meritato debutto per la band pugliese, considerata la loro longeva ed ultra decennale attività sotterranea. Un plauso va alla tenacia della benemerita Disco Futurissimo che s’è presa la briga e l’onere, insieme alla Dead Music Records, di produrre il disco.

Giuliano Manzo