Ultimo capitolo del trittico di live report romani: ieri è stata la volta del Circuitazioni Festival, al Nuovo Cinema Palazzo, spazio autogestito nel cuore di San Lorenzo, headquarter della movida studentesca capitolina ad alto tasso di dreadlocks, birrette e canne. Anti Group ed Alvin Curran in programma nella prima serata, Roots Magic e Blaine Reininger nella seconda; installazioni, presentazioni scientifico-letterarie e selezioni musicali in entrambe ci dicono che frequentemente a Roma le iniziative più interessanti sono appannaggio di centri sociali e spazi indipendenti, alla faccia di fondi e finanziamenti pubblici. La serata di ieri si apre con lo speech dell’antropologo Massimo Canevacci, che presenta le sue ricerche nell’ambito dell’antropologia visuale, con stimolanti incursioni nel mondo dell’arte, del cinema e della musica. Segue il concerto dei Roots Magic, quartetto romano di jazz classico con virate free form. Difficile non notare che il pubblico, a questa esibizione, è circa doppio rispetto a quello intervenuto la sera precedente al concerto dei Godflesh, così come occorre rilevare che lo stesso pubblico si riduce considerevolmente per la successiva performance di Blaine Reininger: il mondo va proprio nel verso giusto … Il set up di Blaine risponde allo standard del solo-live set realizzato in economia: basi su laptop, l’artista in solitaria con la sua chitarra e il suo violino. Proprio nelle esecuzioni col violino, a dire il vero, Blaine mostra il massimo della sua bravura in termini tecnico-espressivi, meno nella stesura di alcune basi. Il repertorio del peppinodicapriforme (sì, il vecchio Tuxedo ha ormai assunto tali sembianze …) copre tutto l’arco della sua carriera: convincenti estratti dal piglio autoriale (senza basi, meglio) dal nuovo disco, brani da vari momenti della discografia solista, qualche storico pezzo dei Tuxedomoon (godibile soprattutto la chiusura con No Tears e il bis Jinx). L’impressione, in definitiva, è quella di essere al cospetto di un artista di alta caratura e di lunga esperienza, suo malgrado costretto ad esibirsi a regime ristretto e budget risicatissimo. Per chiudere, chiosa imprescindibile sulla toilette: senza lode e senza infamia quella del Cinema Palazzo, va invece recensita questa volta quella del baretto di fronte, in Via degli Ausoni. La latrina è un parallelepipedo indecente pavimentato a cartoni, nel quale chi piscia faccia in basso potrebbe non notare nulla, ma a chi usa pisciare fronte al cielo non sfuggirà la scritta cubitale sul soffitto: “VIVA LA FICA”, nell’insolita variante vergata a caratteri gotici rosso fiammanti. Ecco spiegato il vero ed unico sold out registrato in questa settimana di live dal sottoscritto, quello di questo anonimo localino di quartiere preso d’assalto da una folla oceanica come in nessun concerto è ancora accaduto di vedere a Roma. Quando la differenza la fa il cesso …

Gianluca Becuzzi