Il decalogo di cui si compone Cutouts, nuovo album degli Smile, appartiene alle stesse session del precedente Wall Of Eyes, secondo lavoro su lunga durata pubblicato ad inizio anno, e vista la contemporaneità delle registrazioni, medesima produzione, Sam Petts-Davies ed il breve lasso di tempo intercorso tra i due, lo si poteva ritenere come una specie di antologia di out-takes. Ma la cosa è ben diversa poiché Cutouts è differente da Wall Of Eyes e, conoscendo le intuizioni di Thom Yorke, si può essere sicuri come i brani sono stati lasciati fuori con una precisa logica. Fin qui le premesse. Contenuti: il disco si allontana ulteriormente dal repertorio Radiohead, uno degli errori che “cari lettori” potreste fare è considerare il binomio Thom Yorke/Jonny Greenwood un side-project della nota band, ritrovabile in 2/3 canzoni, le funkeggianti Zero Sum ed Eyes & Mouth, i riff di quest’ultima sono ripresi da Talk Show Host, con vaghe tracce di oneri soul/downtempo, o come nella più rock, in senso stretto, The Slip. Il resto, fatta eccezione per l’iniziale Foreign Spies, arcano trail quasi 4AD, è un insieme fra psichedelica cosmica à la Spiritualized, Instant Psalm, trame ipnotiche, Colours Fly e Don’t Get Me Started, jazz, tiptoe, progressive, No Words ricorda gli Ozric Tentacles mentre, la conclusiva Bodies Laughing, il folk underground britannico di inizi ’70s, in cui accessibilità e sperimentazioni convivono senza eccessi edonistici. Apprezzabile il lavoro ai cordofoni della London Contemporary Orchestra, al sax tenore/clarinetto di Robert Stillman ed al sax baritono di Pete Wareham, musicisti della scena jazz contemporanea proprio come il batterista Tom Skinner. Infine permettetemi un eccesso personale; OK, Cutouts resta un ascolto difficile ma sopraffino, e a ragion di logica, il curricolo riuscirà a classificare entrambi gli LP nella stessa playlist dell’anno.
Luca Sponzilli
Link:
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