‎MASSIMO URBANI QUARTET
"Live In Chieti ’79"
(Philology, 2015)

Massimo UrbaniA ventidue anni dalla sua tragica fine, torna ancora a scuotere le nostre anime la struggente e inquieta poesia blues del sax alto di Massimo Urbani. Infatti, grazie al provvidenziale recupero di questo concerto registrato alla Villa Comunale di Chieti nel 1979, da parte della lodevole etichetta italiana Philology (da molti anni ormai impegnata nella divulgazione della sua musica), possiamo ascoltare un’altra performance di quello che è stato definito da molti uno dei più grandi sassofonisti italiani di sempre o altrimenti il Charlie “Bird” Parker nazionale. Angelo di borgata, nato a Roma nel 1957, autodidatta, genio musicale precoce, aveva preso dal grande “Bird” (suo personale mito) non solo il talento, ma anche purtroppo un certo maledettismo, che lo porterà a morire giovane per overdose da eroina, quasi alla stessa identica età del suo idolo, nel 1993. Ad accompagnarlo in questa sua coinvolgente esibizione, troviamo musicisti di tutto rispetto, impegnati in un interplay preciso e brillante: Franco D’Andrea (piano), Attilio Zanchi (contrabbasso) e Giampiero Prina (batteria). Tranne per il piano solo di No Idea Of Time, scritta e suonata da Franco D’Andrea (geniale cut ‘n’ paste di ragtime, be bop e pianismo tayloriano), i rimanenti brani contenuti nell’album, cosa abbastanza tipica per i set di Urbani, sono standard: Invitation (B. Karper), You Don’t Know What Love Is (Raye/De Paul), Milestoes (M. Davis) ed infine il suo cavallo di battaglia Cherokee (R. Noble). Il quartetto li fa propri, reinterpretandoli con un viscerale trasporto. Il sax a tratti ricorda, per l’incredibile precisione tecnica e la passione, il flusso d’idee, apparentemente infinito, di John Coltrane, ma anche le atonalità di Albert Ayler in qualche passaggio. Urbani si atteneva molto alla sua profonda conoscenza del vocabolario bop e hard bop, tuttavia riusciva anche ad allontanarsene, soffiando nel suo strumento con tale forza e intensità da sfiorare, in emozionanti voli orizzontali, le agitate e caotiche acque del free, senza sprofondarvi mai del tutto dentro, grazie al suo peculiare controllo del suono. Era un vero fuori classe nel fare questo. “L’avanguardia è nei sentimenti”, questo era il credo del sassofonista capitolino.

Danilo D’Alessio