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BLOCCO 24
"S/T"
(Autoprodotto, 2021)

Dopo una serie di singoli accompagnati da altrettanti video ed un EP, Identità, pubblicato nel 2018, fanno l’esordio su album i capitolini Blocco 24, gruppo formatosi nel 2016 composto da Carlo Marzari (voce, synth), Stefano Moroni (basso), Luca Puliti (chitarra) e Roberto Nosseri (batteria, percussioni) ai quali, ultimamente, si è aggiunto un secondo chitarrista, Andrea Giuliani. Con la rivalutazione del suono-chitarra e di un certo cantautorato che abbraccia il verbo tecnologico, il Blocco 24 può considerarsi a tutti gli effetti una band-culto di questo nuovo fronte retroavant-guardistico (scusate il gioco di parole) tanto che a dividere la periferia di Roma dagli scenari industriali della grigia e tufacea Sheffield non vi è che una strada da attraversare. La musica proposta dai cinque è un’affascinante show di movimenti fisico-celebrali, talvolta dall’incedere tribale, capace di ruotare tra danze atmosferiche ed intellettuali e caratterizzata da tonalità avvolgenti che riconducono a certe intuizioni di menti quali Adi Newton e Phil Oakey (ancora Sheffield!).

Non Mi Muovo e Difendimi sono delle precise sequenze armoniche che irrompono con vigore, le malinconiche Berlino e Canzone Per Mark si alternano tra ombre romantico-decadenti anticipando le polarizzazioni tra passato (Ghiaccio,Stringimi e Barriere) e presente (Lenti E Confusi, Elettrica e Sono Ancora Vivo) in un gioco di mediazione tra ritmo e melodia, mentre il lento scandire del piano in Sintesi contribuisce alla formula sonora finale da definirsi nel suo complesso ben congeniata. Bravi Blocco 24, un altro passo verso gli spazi dell’evoluzione è stato fatto e non c’è da stupirsi se questi progressi portino a nuovi sviluppi. Nel frattempo lasciamoci conquistare da queste nuove conoscenze del piacere.

Luca Sponzilli

BLEIB MODERN
"Afraid To Leave"(Icy Cold Records, 2021)

Dopo quattro anni di assenza ritornano in forma smagliante i miei amati Bleib Modern, uno dei cardini del panorama musicale alternativo contemporaneo.

Li avevamo lasciati con l’ottimo Antagonism del 2017 per ritrovarli oggi con un “must have” del 2021, dal titolo Afraid To Leave. In collaborazione col genio creativo Magnus Wichmann, i Bleib Modern hanno mixato, masterizzato e registrato l’ultima fatica a Lipsia, nella loro amata Germania, durante la pandemia del 2020, sotto le etichette Icy Cold Records e Black Verb Records; il risultato è una raccolta di canzoni struggenti e malinconiche, figlie del caos e del nulla più distopico. Il quartetto berlinese inizia il suo percorso nel 2014 e ha alle spalle i due EP Lows e Danse e ben tre album, All Is Fair In Love And War, Vale Of Tears ed Antagonism.

Il primo singolo proposto al pubblico è Loony Voices, la vera perla del disco, un brano che è un tonfo al cuore, una fenice oscura che nasce dalle ceneri dell’oblio pandemico per proiettarsi verso una speranza di rinascita per tutti. Il suono delle chitarre magistralmente suonate e i giri di basso profondi, uniti alla voce carismatica del leader della band Philipp (anche alle chitarre e al synth) vi faranno sognare. Da segnalare anche le tracce Glow, un inizio perfetto, fresco e diretto, post-punk puro, Your Skin, nella migliore tradizione stilistica alla Clan Of Xymox, Bauhaus e Danse Society, perfetta love song per cuori malinconici, altri gioielli Sleep, Around Your Arms e la traccia di chiusura Into The Night, chicca “blues” che si discosta dallo stile degli altri brani, echeggiando memorie psichedeliche che riportano alla mente i migliori Echo & The Bunnymen.

Impreziosito da chitarre shoegaze e contaminazioni psichedeliche sono fermamente convinta che Afraid To Leave sia l’astro nascente darkwave/postpunk di questo 2021. Vi consiglio l’ascolto, con la speranza di vederli al più presto on stage (ho avuto la fortuna di essere presente ai loro show), per apprezzarli e innamorarvi di loro!

Miriam Ranieri

DADÀMO
"Goodbye Pork Pie Hat"
(Autoprodotto, 2021)

Cinque songs strutturate su binari classicheggianti intrisi di un funk mai banale, e che avevano già messo in luce le doti compositive e vocali del giovane artista pugliese. Meno di due anni sono bastati a Dadàmo per consolidare la ricerca del suono e perfezionare ulteriormente la timbrica vocale, capace di portare ogni esecuzione ai vertici di un cantautorato contemporaneo dalla forte personalità. Scomodare personaggi del calibro di Charles Mingus e Joni Mitchell (musica il primo e testo la seconda), non è da tutti, e se lo si fa bisogna essere consapevoli del pericolo a cui si va incontro, ma Dadàmo è artista coraggioso e testardo, e il risultato è all’altezza della situazione.

Goodbye Pork Pie Hat è una strumentale del 1959, presente nel primo album che Charles Mingus pubblicò per la Columbia Records, quel Mingus Ah Um che resta una delle pietre miliari del jazz d’avanguardia di fine anni ’50; la frase è una citazione del grande sassofonista Lester Young, amico di Mingus, a cui è dedicato il brano in occasione della sua prematura scomparsa. Il testo, invece, fu adattato appositamente da Joni Mitchell per la sua rivisitazione del brano incluso nell’album tributo a Mingus edito nel 1979 dall’etichetta Asylum Records.

Cantato e prodotto da Dadàmo, mixato da Gianluca Siscaro al Village Recording Studio di Roma, il brano, pur conservando la struttura originale, smorza le sinuosità jazz originarie, interpretato con spirito e sensibilità moderne confluisce verso una fusione vivace di soul bianco, blues ed elettronica. I suoni si modulano alla perfezione con l’eccellente voce di Dadàmo, che propone, con naturalezza e versatilità, una performance ispirata e avvincente. La musica è accostabile alla scena alternative R&B di artisti britannici come James Blake (l’immensa Limit To Your Love del 2010) fino a Jack Garratt (come dimenticare la sua Worry del 2015). L’innata capacità compositiva di Dadàmo e l’abilità nel valorizzare le connessioni tra l’esplorazione sonora e quella vocale, portano alla configurazione di un percorso che, partendo da se stesso arriva diretto all’anima, amplificando identità bivalenti, e con un’ispirazione degna di un moderno compositore porta la voce ad un livello “alto”, regalandoci una cover che ha tutti gli splendori di una rinnovata eternità.

“A bright star, in a dark age …”

Mark Frastuoni