Tag: Marco Pantaleone

BOYS

BOYS
Ligera, Milano
9 settembre 2018
Foto di Marco Pantaleone

DIVA
"Divadelica"
(INRI, 2018)

E con un passo di rollerblade, una cravatta psichedelica ed un paio di occhiali scuri che i Diva, capitanati dall’irriverente Davide Golin, approdano senza inganni e senza indugi nei nostri cuori, come un regalo che aspettavamo da tempo, per farci sorridere, ballare e ricordarci che il presente non è nient’altro che quello straordinario cocktails di anni ’70/’80, italo disco e libertà sessuale che ci portiamo dentro. Ed è proprio da questo ritrovato senso di libertà, di innato anticonformismo, di parole che diventano visioni di un vissuto impossibile da cancellare, perché parte fondamentale del nostro essere, al di fuori delle mode e dei trend, che i Diva diventano messia mediatici, come un monitor acceso sul canale giusto!

Prodotto, registrato e mixato da Ivan A. Rossi all’8brr.rec Studio di Milano. Masterizzato da Giovanni Versari a La Maestà Mastering (FC) vede la preziosa collaborazione di Davide Golin (voce, cori, tastiere, sintetizzatori), Emanuele Alosi (batteria), Alessandro Grazian (basso elettrico), Andrea Novello (chitarre), Silvia Sartorati (batteria), Paolo Tizianel (basso elettrico), Ivan A. Rossi (tastiere, sintetizzatori, chitarre, programmazione). Ospite: Rahma Hafsi (voce, cori). Una “band” pronta a farci ballare grazie a nove hit variopinti, veri e propri quadretti iperrealisti seducenti e vivaci, realizzati con maestria e creatività.

Dall’accattivante Aperidiva fino alla finale A Modo Mio, Con Un Altro Io, i Diva costruiscono un percorso spensierato e seducentemente irrazionale, fondendo con brio passato e presente, vecchi amori e vecchie glorie, politica, sesso, musica, alienazione cittadina, situazionismo, metropoli, gossip e icone di una stagione che fu. Il paradiso su Retequattro, Narciso70, Spiaggia A Milano, solo per citare le songs più riuscite.

Grazie ad una dance che fonde magistralmente anni ’70 e ’80, cantautorato italiano ed indie, i Diva si ritagliano con spontaneità il loro posto sul palcoscenico della musica italiana, senza marchette e senza sforzi, e noi di Frastuoni li adoriamo così … chiedendoci ancora una volta …

… dove andiamo a ballare questa sera? …

Marco Frastuoni

MUNSHA
"2 Gates"
(Perfect Entropy / Glitch Music, 2017)

Munsha è lo pseudonimo sotto cui si cela la giovane Daniela Lunelli, cantante, violoncellista, sound designer e performer italiana con sede a Berlino dal 2014. Ha iniziato a studiare pianoforte a solo otto anni, e, poco dopo, canto e violoncello. Il suo percorso artistico la porta a collaborare all’nizio con diverse band dark-wave e punk, ma dopo pochi anni l’obiettivo principale dell’artista diventa la musica contemporanea, l’elettronica e la ricerca vocale. Contemporaneamente, ha iniziato la formazione come cutter, sound designer e produttrice e post-produttrice per film. Grazie al doppio background, accademico e come musicista sul palco, crea uno stile in cui la grinta della musica rock convive in strutture armoniche non convenzionali, i suoni concreti si fondono in melodie dark-wave anni ’80 e sospensioni armoniche di elettronica intimista. Il risultato è un’armonia di suoni in cui nessun elemento è protagonista, ma ognuno è essenziale per l’esistenza della struttura stessa, le parti ritmiche compaiono e scompaiono per aprirsi in ambienti rumorosi e minimalisti, in cui la voce ne è il fattore chiave ma allo stesso tempo parte armonica di un tutto.

Dopo una serie di collaborazioni con diversi artisti in ambito electro e sound design (Max Maffia & Empty DayBox, 42 Wiredbeasts, Thorbjorn Sjogren, Farfstudio) la Lunelli approda nell’aprile del 2017 alla sua prima prova personale con 2 Gates, album intimista e ispirato dato alle stampe dalla Perfect Entropy / Glitch Music in un accattivante artwork digipack che ben rispecchia il contenuto del suo lavoro. Registrato a Berlino, dall’iniziale Through A Funnel, ipnotica e siderale fino alle sperimentazioni ritmiche di And Falls, l’album si anima di 8 traccie personali e ben strutturate. Le vibrazioni ambient-noise di The Ticking Throat, i vocalizzi minimalisti di Spreads, i suoni oscuri e rarefatti  di On Crackling Kisses, dove la voce della Lunelli ci arriva nella sua più controversa tensione. Chiudono il viaggio The Iron Lung, che ci catapulta in territori quasi dark-dub, Swallows Steps, una electrobodydance avvincente ed Until Shames.

Una buona prima prova per Munsha, che ci fa ben sperare per i lavori futuri, non ci resta che attendere.

Marco Frastuoni