GIANLUCA BECUZZI
"Voices [For Solo Voice]"
(Luce Sia, 2020)

Ogni sciamano ha un suo canto speciale che intona per invocare gli spiriti. Anche quando non s’incontra un linguaggio segreto, se ne possono riconoscere le vestigia nelle strofe incomprensibili che vengono ripetute durante le sedute.

Mircea Eliade, da “Sciamanesimo E Tecniche Dell’Estasi”, Edizioni Mediterranee.

Ne sono trascorsi di anni da quel primo acquisto, all’Indipendent Music Meeting di Firenze, di un vinile con un pezzo dei Limbo, ho dovuto scavare per bene per rintracciarlo, il pezzo si chiamava Spiritual Night Fly. Siamo, grosso modo, alla fine degli anni ’80. Erano gli anni dei Pankow, dei T.A.C., dei Kirlian Camera, dei Lyke Wake, erano gli anni dei Limbo. Le prime produzioni, il loro primo lavoro sulla lunga distanza, My Whip, Your Flesh (chi non ricorda la prorompente copertina), le sperimentazioni tra elettronica, EBM, suoni sintetici e testi coltissimi. Dietro al progetto Limbo, fin dall’inizio, Gianluca Becuzzi, uno sperimentatore, un visionario, uno sciamano. Becuzzi è un irrequieto, uno che non si accontenta, che lavora sui suoi pezzi, li pubblica, li ripubblica, instancabile; e come spesso accade per gli irrequieti che fanno musica, trova spesso il tempo per cambi di formazione, per innesti e per partenze (mi si perdonerà il paragone musicalmente azzardato, un po’ come accadeva con la Magic Band del Capitano Van Vliet-Beefheart). Con il tempo nei lavori di Becuzzi, pre e post Limbo, il suono si fa sempre più protagonista, la melodia, pur non sempre centrale anche nella prima parte della produzione discografica, lascia spazio (in particolare con il progetto Kinetix) a nuove sfide: installazioni e performance con l’uso di un’elettronica urbana scarna, da club dub post atomico. Quando poi, siamo già nel nuovo millennio, comincia a produrre con il suo nome, si fanno strada alcune collaborazioni di altissimo livello: con Simon Balestrazzi, con il sassofonista Valerio Cosi, con Fabio Orsi (con cui porta a termine il doppio Dust, Tears And Clouds del 2013, dove vengono campionati alcuni brani blues registrati dal leggendario Alan Lomax, e con Massimo Olla.

Ecco il punto.

Per individuare un possibile filo interpretativo di Voices, lavoro di estremo e grande fascino, uscito quest’anno per Luce Sia, ho pensato a RedruM, all’interessantissimo lavoro che Becuzzi ha prodotto proprio con Olla (noto per il progetto industrial Noisedelik) e, in particolare alla traccia Pretty Polly, dove accanto ai suoni da murder ballad si fa strada un canto a cappella, poi di nuovo riempito da stridori di chitarra. Il canto sinuoso ed esoterico nel pezzo evidenziato da RedruM è la chiave di questo sciamanico lavoro: le tracce, numerate semplicemente, sono percorsi iniziatici tra i respiri del mondo, sono le chiavi per uscire dal mondo (come voleva Elemire Zolla) per quello che sembra ed entrare nel mondo per quello che è. Nella prima traccia, in particolare, si avverte forte il respiro che accompagna il canto e ne fornisce il perimetro spaziale, perché questa è musica dove il tempo e lo spazio sono il suono, dove il suono è al di là delle percezioni ordinarie. All’ascoltatore viene richiesto un impegno ed una concentrazione particolari, le tracce scorrono tra ripetizioni, calibratissimi inserti elettronici, per evocare gli spiriti perché, come insegna l’Eliade citato in cima all’intervento, ciascun sciamano ha il suo canto.
Il canto incanta, e dall’incanto, il passo è breve, siamo condotti alla visione.

Con Becuzzi siamo nei pressi di David Lynch, provate a riguardare la puntata otto di “Twin Peaks 3”, ripensate a certe inquadrature di “Solaris” o di “Stalker” di Tarkovskij, provate ad intrecciare quelle immagini con Voices e allora il canto incontrerà la visione e la visione incontrerà il vostro cuore.

Cuori vocali per anime in cammino.

Davide Gonzaga