Tag: Lizard

AIRPORTMAN
"Anna & Sam"
(Lizard, 2016)

AirportmanDove sta il confine degli Airportman? Nell’infinito, in quei luoghi non luoghi che non si vedono ma si percepiscono, fanno tremare le tempie e i polsi per via di quella loro poesia memory form che ti penetra e impasta l’anima.

I cuneesi Airportman tornano a sorvolare le distese uditive con un nuovo album, Anna & Sam, un coacervo lirico liquido/gassoso di sensazioni apparentemente distanti ma che invece poggiano su simmetrie poetiche altolocate, un ascolto che ad ogni giro è destinato a crescere esponenzialmente. Disco fortemente legato all’identità musicale di sfumature, colori pentecostali e minimalismi in punta di piedi, amoreggia con pianoforte, chitarra, la voce e il sax di Giaccone e la fonetica ondivaga di Lalli per un contrappunto espressivo di nebbie e brume che fa gridare: “chi c’è da quell’altra parte di quei solchi che delimitano la loro prosaica?”, e la risposta è l’eco di queste ombre sonore che senza chiedere permesso a nessuno arrivano, ti ubriacano di grazia e fuggono per le vie scoscese dello spirito.

Tutto qui è notturno, in preda a deliri e parole, atmosfere post e un freddo/caldo che si manifestano sotto le righe di Indifferenza Così Cara, Dieci anni, dentro la parvenza di un immenso Francesco Di Giacomo in Sogno Di Un Drogato, L’Umiltà, un diamantino grezzo di otto tracce che risplende di abbagliante povertà regale.

Max Sannella

MOORDER
"Moorder II"
(Lizard, 2014)

MoorderSiamo onesti: la musica moderna è piatta, ripetitiva e suona sempre allo stesso modo. Non è questo il caso dei Moorder, fortunatamente! Questo disco non inventa nulla. Eppure regala, a piene mani, un pezzo mostruosamente imponente di un immaginario musicale perdutosi un po’ nei meandri del tempo. Così, la traccia di apertura del lavoro, Jesus Zombies Crew, lascia già da se percepire una suggestione funkeggiante in uno stile poliziesco anni ’70. L’ensemble di Moorder II, perfetta continuazione dell’omonimo capitolo primo, attacca duro, appunto, già dalle prime note: ne viene fuori un album che non ha paura di scomodare, nella testa di chi ne fruisce, nomi importanti. Echi dei mitici Napoli Centrale, dell’immenso Frank Zappa o del maestro Franco Micalizzi si traducono in un bouquet ondeggiante che fonde la chitarra acida e straniante di Alessandro Lamborghini con le trame ordite dal trombone di Simone Pederzoli, dalla tuba di Alberto Danielli, dal basso di Luca Cotti e dalla batteria di Daniel Csaba Dencs. Prende vita, alla fine, un caleidoscopio psichedelico che spazia dal funk al jazz. Con la capacità, in aggiunta, di smussare anche le spigolosità di improvvise variazioni ruvidamente rock. Registrato al Teatro Troisi di Nonantola da Michele Zanni, questo lavoro complesso e dal carattere eclettico e carismatico, rende orgoglio al sottobosco musicale nostrano. Da applauso, infine, la collaborazione con Simone Cortesi per la parte grafica dell’album: una vera e propria grafic novel che rende questo disco un’autentica chicca per chi, come noi, ama collezionare dischi che siano “tangibili” oltre il touch di uno schermo.

Egon Viqve

SPARKLE IN GREY
The Calendar"
(Gattolino / Grey Sparkle / Lizard / Moving Records & Comics / Old Bycicle Records / Under My Bed, 2014)

Sparkley In GreyUno strano calendario che coniuga musicalità inattese e astratte visioni: l’album degli Sparkle In Grey si presenta come un tentativo di unificare a sonorità neoclassiche un immaginario ancora più antico. Un immaginario di tradizione medievale, quello dei cosiddetti “bestiari”, abilmente richiamato in modo da abbinare ogni singola traccia ad un mese e un particolare animale “guida”. Il progetto nasce dall’obiettivo di suggerire ai fruitori dell’opera un modo di vivere più semplice e naturale (quell’aspetto di ferinità cui allude, per l’appunto, la caratterizzazione dei suddetti animali guida), fino a una purificazione del concetto e del modo dell’esistenza stessa. Il risultato è decisamente interessante ed originale …

Le musiche che compongono quest’ambiziosa opera si traducono in una delirante ibridazione tra veri e propri specchi per le allodole e allusive melodie. Le sonorità si districano in uno schema elegante, dove l’incipit decade, dopo qualche giro, in mantra sospesi e indefiniti, spinti a concludere e delineare le ambientazioni cui la musica stessa fa da colonna sonora … Gli Sparkle In Grey, nati come progetto elettronico ad opera di Matteo Hue Uggeri, durante i “ben 15 anni” di operato, hanno ampliato l’organico, così da rendere più variegata la gamma di suono e la possibilità di varianti strumentali: il risultato si colloca tra i Meravigliosi Clogs, più sperimentali, e gli italianissimi e mai adeguatamente apprezzati Gatto Ciliegia e il Grande Freddo. Un’ottima prova di maturità e disinteresse per il mainstream, che troppo spesso, inevitabilmente, finisce per svilire progetti pure assai interessanti, devitalizzandone la necessità espressiva. Come dicevo in principio, un risultato interessante che si fa ascoltare bene anche nei momenti più ostici per le orecchie meno avvezze: una carezza che stimola l’udito con pungoli che quasi si accostano al noise, eseguiti con strumenti classici miscelati a suoni (talvolta rumori) ambientali che facilitano una più moderna resa. Bravi, davvero bravi …

Egon Viqve