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SAMO SALAMON, VASIL HADZIMANOV & RA-KALAM BOB MOSES
“Dances Of Freedom”
(Samo Records, 2024)

Fresco di pubblicazione (15 gennaio 2024) questo interessante lavoro in trio del chitarrista sloveno Samo Salomon per la sua etichetta Samo Records, che vede anche la presenza del veterano batterista statunitense Bob Moses. Da subito si entra in un’atmosfera avvolgente e sulfurea, in cui la danza evocata dalle astrazioni sonore è a sua volta richiamo a un movimento segreto che avviene dentro il corpo, senza estrinsecarsi fuori. Il continuum percussivo di Moses conduce le fasi delle eteree chitarre di Salomon che si alterna al banjo lungo il flusso ascendente e discendente delle tastiere di Hadzimanov, in una miscela implosiva di reazioni sonico-chimiche.

Non mancano però attimi di strutture di linguaggio più formali, come nella traccia Dirty Zone Master, con un diverso respiro che passa attraverso il piano e dei virtuosismi sgangherati del banjo, e in Indian Base, rimando all’Oriente. Le “danze” si aprono e si chiudono con soluzioni di continuità tra le diverse figure ritmiche di ogni traccia, ma nel complesso rimane la percezione all’ascolto di una ricerca irrefrenata di forme di libertà espressiva.

Sergio Spampinato

 

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ANIELLO PERDUTO
“Cade la neve sovrana, vicina è la stella lontana”
(Setola di Maiale, 2024)

L’agnello sacrificale si è smarrito e i topi ballano. È uscito il 5 gennaio 2024 un progetto jazz/experimental originale realizzato in solo ma con differenti strumenti da Aniello Perduto, nome d’arte del sassofonista Roberto Di Blasio, prodotto e pubblicato dalla sperimentale etichetta italiana Setola di Maiale. Tra riferimenti letterali e biblici volutamente strampalati, rotolano melodie goliardiche e beffarde nella sovrapposizione dei sax alto e soprano, accompagnate da un drumming scarno che rimarca l’atmosfera circense tra sali e scendi contrappuntistici. Tutto sembra preludere all’entrata di una grande orchestra, che sappiamo non arriverà mai e proprio per questo si rimane sospesi tra la soglia di un tempo indefinito e un divenire non atteso come nel sequel di una giostra felliniana.

Ad un certo punto però, quando I Topi Ballano, l’andamento rallenta e si fa più greve e quasi drammatico, ma è soltanto un passo falso perché tutto ritorna come prima (o quasi) e il senso dell’espiazione biblica è di nuovo smarrito nei giochi melodici arzigogolanti. Se la colpa non è redimibile, è come se non si fosse Mai Nati, altra traccia. Vi è spazio anche per una nostalgia non patetica di I Bei Tempi Andati, che fa da apertura a Crescete e moltiplicatevi, la composizione più lunga, stratificata al di sopra di una stasi in cui viene plasmata la materia sonora che fuoriesce dal respiro, atto di creazione e proliferazione del fiato che attraversa i sax. Chiude il disco il breve cantato Rilucere, dalla parvenza folk spirituale, un commiato di speranza, o forse no.

Sergio Spampinato

 

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CARLA BLEY (1936-2023): BREVE PROFILO DI UNA MUSICISTA ALTRUISTA

Carla Bley se n’è andata. La grande musicista americana dalla folta chioma bionda a fungo ci ha lasciati il 17 ottobre scorso. Dipingerne a parole un ritratto non renderebbe il carattere trasversale e poliedrico della sua lunga carriera di pianista e compositrice. Ma è necessario dire che Carla è stata una musicista altruista, che ha composto per gli altri, lasciando che il proprio nome si legasse all’atto originario creativo di imponenti flussi di musica d’insieme e di orchestre anche dirette da altri. E a propria volta anche lei ha ricevuto in dono musicale il cognome dal marito, il grande pianista Paul Bley, conservandolo per sempre anche dopo la separazione.

Nome fondamentale il suo all’interno del catalogo dell’etichetta tedesca ECM Records, ai cui lavori si rimanda per quanto concerne la sua carriera da leader, nelle formazioni in trio e orchestra, sempre con l’inseparabile bassista Steve Swallow, suo compagno di vita dopo la separazione da Paul; per quanto riguarda la sua discografia da musicista “per gli altri” cui si è fatto riferimento, si segnalano alcune pietre miliari della storia del jazz:

A Genuine Tong Funeral – Dark Opera Without Words – del 1967, scritto per il vibrafonista Gary Burton (per il suo quartetto e la sua orchestra), di cui è opportuno riportare le parole di copertina della stessa Bley: “A Genuine Tong Funeral is a dramatic musical production based on emotions towards death”. Melodie e suoni che sono riflessioni attorno alla morte, la messa in scena soltanto musicale di un dramma che si accompagna ad un ipotetico funerale “genuino”, in cui si vivono soltanto le emozioni suscitate dall’idea della morte.

Liberation Music Orchestra, titolo dell’album e dell’orchestra a nome del contrabbassista Charlie Haden, dell’anno 1969, pubblicato dalla grande etichetta Impulse!, album di forte connotazione e contenuti politici, ispirati alle vicende e ai canti della guerra civile spagnola e alle rivoluzioni del continente sudamericano. In quest’album la Bley ha curato gli arrangiamenti dei canti tradizionali spagnoli, oltre a comparire come compositrice di brani originali e come pianista.

Ballad Of The Fallen (1983). Altra collaborazione con Haden, a distanza di più di un decennio, che rappresenta il prosieguo ideale del precedente quanto a contenuti e a forma compositiva, anche qui con arrangiamenti di traditional e composizioni originali, anche se pubblicato da diversa etichetta, la sopra menzionata ECM e con musicisti parzialmente differenti. Ne seguirà un terzo sullo stesso tema con gli arrangiamenti e la conduzione della Bley, Dream Keeper del 1990, pubblicato dalla Blue Note. L’impronta comune a questi capolavori della storia della musica è il carattere greve e solenne delle composizioni, che emerge soprattutto nelle parti di fanfare strutturate in chiave free, dall’impatto fortemente drammatico. Ripercorrere a ritroso gli 87 anni di vita di Carla, la maggior parte dei quali dedicati sempre alla ricerca musicale, sarà uno spunto per la memoria a venire.

Sergio Spampinato

 

Carla Bley

Carla Bley (allmusic)

A Genuine Tong Funeral

Ballad Of The Fallen

Liberation Music Orchestra + Carla Bley