Strawberry Fields – Volume 2
A Trip with the …

GRAVY TRAIN
“S/T”
(Vertigo Records, 1970)

Mentre i sogni della cultura beat e hippies lasciavano intendere ben altri risvegli, la scena musicale merseybeat (o freak beat) britannica nel suo complesso cedeva verso formule dove la psichedelica visionaria incontrava il blues, il jazz e con un suono più heavy rispetto a quanto fino ad allora proposto. Erano gli anni dei free-festival, degli anarco-hippies e nel decalogo della Vertigo Records, emergente etichetta discografica distribuita dalla Phonogram, convivevano tutti gli stili che, a posteriori, definiranno negli anni ’70 il rock progressive. Fra i nomi più interessanti e di prospettiva, i Gravy Train rappresentavano la risposta underground inglese alla controcultura americana ed al suono proto-punk di Detroit. Provenienti dal Lancashire, il quartetto formato nel 1969 dal cantante/chitarrista Norman Barratt e completato da J.D. Hughes (tastiere/flauto/fiati/sax), Les Williams (basso) e Barry Davenport (batteria), per la label dal logo a spirale, registrò due album. L’omonimo esordio del 1970 mescolava scampoli di psichedelica floydiana, come nei sedici minuti di Earl Of Pocket Nook (contornata da temi free-jazz) o Dedication To Sid, elementi della scuola di Canterbury, riff hard ed à la Hendrix (Enterprise e Think Of Life), blues (Coast Road) e sulfurei, come nell’atipica costruzione in crescendo dell’iniziale The New One, brano mesmerico e dall’aggressiva vocalità, affine ai loro colleghi, in casa Vertigo, Black Sabbath. Il disco, caratterizzato dal suono del flauto in ogni brano e da una solida sperimentazione, aveva un invidiabile potenziale strumentale ma nonostante le più comprensibili attese ed il talento della band, il secondo album (A Ballad Of) A Peaceful Man non riuscirà a confermarsi sugli stessi livelli del primo. Il successivo passaggio alla Dawn Records (1972) e la mancanza di seguito porteranno la band a sciogliersi nel 1974.

Luca Sponzilli

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