CHROME CRANKS
"S/T"
(PCP Entertainment, 1994 – HoZac, 2015)

Chrome CranksSospesa per un attimo la caccia alle nuove leve sparse per il mondo, la HoZac decide di volgere lo sguardo al passato e tira fuori dallo scaffale, a vent’anni dalla sua comparsa, questo omonimo esordio dei Chrome Cranks, indubbiamente tra i più velenosi dell’ultima decade del secolo scorso. La band, nell’arco della sua breve carriera, ha portato alle estreme conseguenze quel revival del country blues inaugurato dai Cramps, passato attraverso i vari Gun Club, Scientists e Birthday Party, stravolto dagli Honeymoon Killers e calpestato dalla bassa fedeltà dei Gories. Il bassista dei nostri, tale Jerry Teel, personaggio caustico e graffiante come pochi, la cui carriera ricorda un po’ quella di un altro errante del blues, Jon Spencer, non a caso i destini dei due si sono sovente incrociati (Honeymoon Killers, Cheater Slicks), è considerato uno dei padri indiscussi di quel “lo-fi punk blues” che ha tacitamente infiammato il sottobosco musicale americano degli anni ’90.

Nelle dodici tracce inedite, dal gusto “retro” ma dal fetido odore metropolitano (i nostri provengono da New York), che compongono l’album, nonostante la chitarra tagliente non si risparmi di inferire tagli profondi, è il basso gestito da Teel ad imprimere il marchio di fabbrica, conferendo loro un aspetto spesso inquietante e sinistro. Le prime battute del brano di apertura, Dark Room, chiariscono immediatamente le dosi massicce di Gun Club che i nostri devono aver ingerito, arricchite da incursioni Stooges che i vari effetti per chitarra, gradualmente introdotti, rendono sempre più deraglianti. Nell’incedere malato e melmoso della successiva Subway Man, emerge l’altra loro influenza parimenti marcata, i Birthday Party, con tanto di vomitate, in pieno stile Nick Cave, sulle sei corde letteralmente grattugiate. I Gories invece ricorrono, in maniera quasi calligrafica, sia in Lo-End Buzz, accompagnati ancora da sottili graffi Stooges sullo sfondo, che nel devastante brano di chiusura, Party’s Over, mentre lo spettro dei Cramps aleggia soprattutto nel fraseggio country, di fianco a Gun Club e Scientists, dei due garage rocciosi e corrosivi Driving Bad e Drag House o nell’incedere malsano, che nel finale va a schiantarsi con deliranti conseguenze, di Eight-Track Mind.

Chrome Cranks resta uno degli esempi più abrasivi e personali di approccio alla materia blues che la storia del genere ricordi, approfittate, quindi, di questa deliziosa ristampa (le copie vendute solo per corrispondenza, sono arricchite di un 7” con una versione di Little Johnny Jewel dei Television mai uscita su vinile prima d’ora, mentre le prime 200 di quelle destinate al mercato sono corredate di poster) per portarvi a casa un indubbio pezzo di storia.

Salvatore Lobosco