Categoria: Pellicole

IL CONVEGNO (The Conference)
(Regia di Patrik Eklund, 2023)

Un horror grottesco che capovolge lo stereotipo della Svezia tutta welfare e zero corruzione. Una masnada di impiegati comunali disillusi, cinici e prezzolati fatti a pezzi dal killer che tutti vorremmo essere davanti alle ingiustizie. La pellicola svedese, diretta da Patrik Eklund e tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Mats Strandberg, è disponibile su Netflix.

“Il Convegno” (The Conference) ripercorre gli stilemi tipici di alcuni classici horror, un gruppo di persone riunite in un bosco e minacciate da un serial killer psicopatico. Nella fattispecie le vittime sono gli impiegati comunali di un sobborgo della provincia svedese rei di aver avviato la costruzione di un centro commerciale. Una sottile satira sulla deriva del capitalismo. Una critica al fenomeno di “gentrificazione”, il cosiddetto concetto sociologico che spiega la trasformazione dei piccoli centri abitati da proletari a borghesi.

Nino Colaianni

 

Trailer in italiano

C’È ANCORA DOMANI
(Regia di Paola Cortellesi, 2023)

Chi scrive si è sempre interessato di recensioni musicali, raramente cinematografiche. Nel caso di questo C’è Ancora Domani, pellicola debutto alla regia della talentuosa attrice/comica italiana Paola Cortellesi ci sono buone ragioni che ci hanno spinto a farlo. Si tratta forse della pellicola italiana più discussa e pubblicizzata in questo ultimo scorcio del 2023, sulla quale hanno espresso pareri positivi anche illustri esponenti del cinema nazionale come Nanni Moretti.

C’è Ancora Domani è un film che si inserisce naturalmente nel recente fenomeno italiano del sorprendente filone cinematografico al “femminile” che vede coinvolte sperimentate e prestigiose attrici delle (più o meno) ultime generazioni che si cimentano con la regia. Dopo l’ottimo Felicità di Micaela Ramazzotti è la volta dell’eclettica Paola Cortellesi che sigla coraggiosamente la regia di un film che affronta prima di tutto e principalmente il problema quanto mai attuale della violenza maschile sulle donne: C’è Ancora Domani lo tratta ambientandolo a Roma nell’immediato dopoguerra dei tardi anni ’40, con un’ammirevole fedeltà in bianco e nero alla realtà sociale, agli abbigliamenti, ai luoghi, alla romanità ruspante, ingenua e affaticata dalla guerra di quel periodo.

Purtroppo però, semplicemente, il film non ci è piaciuto, anzi ci ha annoiato e non poco già dopo i primi 10 minuti della visione: è un film che divide, in rete le opinioni sono contraddittorie, spesso molto positive, altre negative. Le pur validissime tematiche (la violenza domestica sulla donna, il bieco quotidiano maschilismo …) – e bisogna dare atto alla Cortellesi del coraggio avuto ad affrontarle – sono affrontate in modo troppo plateale e stereotipato, il film in generale è un tentativo malriuscito di riproporre nel 2023 una vecchia estetica neorealistica in bianco e nero con un risultato alla fine sterile e “da cartolina”.

Come qualcuno giustamente ha commentato nei social, un maldestro tentativo di Paola Cortellesi negli anni 2000 di ricreare il mood di maestri del neorealismo italiano come il Pietro Germi della magnifica pellicola Il Ferroviere e il Roberto Rossellini degli immortali film del dopoguerra. La stessa Cortellesi, altrimenti sempre brillante in altri film e fiction televisive sia in ruoli comici, grotteschi che drammatici, appare poco focalizzata e credibile nel ruolo che si è ritagliato da sola nel suo film. Come regista debuttante invece si rivela di mano ferma e decisa, pur cedendo alle non poche ingenuità di racconto già su illustrate.

Tra gli attori abbiamo soprattutto apprezzato la caratterizzazione senile del sempre grande Giorgio Colangeli, le misurate e convincenti interpretazioni di Vinicio Marchioni ed Emanuela Fanelli: meno quella di un Valerio Mastandrea dalle modalità grottesche fin troppo calato nel ruolo scivoloso di un marito violento ogni santo giorno dell’anno.

Pasquale Boffoli

 

Il Trailer ufficiale del film

ELVIS
(Regia di Baz Luhrmann, 2022)

È nelle sale in questi giorni Elvis, il biopic sulla vita della prima rockstar mondiale, girato dal regista Baz Luhrmann, col bravissimo e centratissimo Austin Butler nel ruolo del protagonista e Tom Hanks nella parte del controverso manager Tom Parker detto il Colonnello. La pellicola è schizzata al primo posto del box office italiano dopo soli tre giorni di programmazione. Il film ripercorre la vita di Elvis Presley dall’infanzia alla sua prematura scomparsa a soli 42 anni, mettendo in luce soprattutto il perverso sodalizio che si venne a creare tra lui e il suddetto Colonnello, un rapace imbonitore proveniente dal circuito dei circhi di provincia farciti di cantanti country.

Nei primi venti minuti del racconto, che valgono da soli tutto il film, Luhrmann, autore di Romeo+Juliette e di Moulin Rouge, mette in scena tutta la sua cinematografia, catapultando lo spettatore nel caleidoscopico mondo degli Stati Uniti del sud, tra tendoni di chiesa Battista itinerante e house of blues madide di sudore. Il linguaggio utilizzato in questa prima parte è un mix tra grafica pubblicitaria, fumetto e crime story, in un serrato crescendo che ti tiene incollato allo schermo. I colori desaturati delle campagne, stridono alternati ai bagliori delle insegne al neon delle città, investite dall’improvviso boom economico post bellico. Sullo sfondo anche la tematica delle lotte di integrazione razziale. La cultura afroamericana, alla quale Elvis deve molto della sua formazione musicale, è presente in tutta la durata del film e sfocia nella sequenza in cui canta il brano di protesta If I Can Dream, ispirato dal celeberrimo discorso di Martin Luther King. La scenografia è barocca, volutamente kitsch, utilizzata come codice comunicativo, a dipingere Elvis e la sua crew come una tribù di zingari girovaghi a caccia di soldi. Risalta poco invece la grandezza del Presley autore e compositore, appena accennata nella scena in cui istruisce l’orchestra del live di Las Vegas e da cui traspare tutta la sua competenza musicale, oscurata dagli anni trascorsi a girare filmetti dozzinali per Hollywood.

Il risultato è godibile, nonostante i 160 minuti di durata, nell’insieme sembra però destinato ad un pubblico adolescente, con le continue strizzatine d’occhio ai supereroi. Il film soffre della eccessiva volontà di renderlo epocale, tipica attitudine delle più recenti produzioni hollywoodiane. La storia della prima e più grande rockstar di tutti i tempi bastava da sé a rendere grandioso un film, senza bisogno di artifizi tecnici ad ogni costo.

Nino Colaianni