Gradito ritorno per Lucinda Williams song-writer proveniente dalla Lousiana con il nuovo album, quindicesimo della sua illustre carriera, intitolato Good Souls Better Angels edito come tutte le produzioni pubblicate dal 2014 dalla sua personale etichetta Highway 20. L’innato Spirito del Sud che aveva contraddistinto i precedenti lavori ora diventa più arrabbiato con un’aperta denuncia social-political verso gli States che fanno dei media uno strumento manipolatore e le liriche scritte con il marito Tom Overby sono spesso pungenti. Attraverso il blues emerge tutta la creatività della Williams ed il disco risulta, tra le 12, estremamente piacevole e ben suonato; in fase di registrazione si sente l’esperienza di Ray Kennedy ma è tutta la band composta da Stuart Mathis alla chitarra, David Sutton al basso e Butch Norton alla batteria ad eccellere nelle composizioni tra noise, country ed uno sporco rock’n’roll degno del migliore Johnny Cash.

Su questi binari si muovono le iniziali You Can’t Rule Me e Bad News Blue che sfociano nei wah-wah di Man Without Soul. Il post-hippy di Big Black Train è solo un preludio ai demoni delle successive Wakin’ Up e Pray The Devil Back To Hell che mi hanno ricordato PJ Harvey di To Bring You My Love. Le ballate elettroacustiche di Shadows & Doubts e When The Way Gets Dark dal fascino esotico assumono un enfasi spirituale quasi esoterica. La critica verso il mondo in cui viviamo è viscerale, sincera; la Williams canta quello che pensa e questo sense-no sense tra rabbia e realtà nasconde una “certa” positività finale. Con Bone Of Contention, Down Past The Bottom e Big Rotator conferma la deflagrante vena rock’n’roll; Good Souls chiude il disco in una lenta ballata tra cappelli neri da rodeo, bottiglie di whiskey e fumi. Alcuni brani dell’album sono ripresi in versione acustica nell’edizione in vinile in un secondo disco allegato contenente 5 bonus tracks. “C’è un’oscurità intorno a te per coprire tutto ciò che stai nascondendo” ; in queste penombre la Williams tra peccato e redenzione interpreta alla perfezione il ruolo di dark-lady, proprio come avviene nel più classico death-rock. Good Souls Better Angels doveva essere diretto, moderno ed ha mantenuto le premesse a conferma dell’ottima salute di un certo stile che attraverso il blues fa suo lo scenario urbano, tra autobiografie e stagioni della vita. Mi inchino a questo nuovo lavoro Lucinda.


Luca Sponzilli