Perry Farrel, già frontman dei leggendari Jane’s Addiction e creatore dei compianti Porno For Pyros nonché deus ex machina del Lollapalooza Music Festival torna con un album solista dal titolo Kind Heaven. Sono trascorsi 18 anni dall’ultimo disco da solista e per l’occasione mette su un’orchestra (come lui stesso la definisce) di musicisti ospiti. Si va da Tony Visconti storico produttore di Bowie, al batterista dei Motley Crue Tommy Lee, passando per Taylor Hawkins, batterista dei Foo Fighters, Peter Di Stefano, chitarra dei Porno For Pyros e Dhani Harrison, figlio del beatle George. Al primo ascolto emerge fin da subito la smania di strafare che porta il disco sui binari di un modernismo kitsch a cui il nostro ci aveva già abituato in precedenza. Sarà per l’uso eccessivo di campionatori e trucchetti elettronici o per la produzione troppo mainstream o ancora per la costante presenza della vocina fastidiosa della moglie (Etty Lau Farrell novella Yoko Ono che non lo molla un attimo), che l’album non solo non cattura ma altresì respinge. Peccato perché le canzoni ci sono, andavano solo spogliate di quel suono distopico che le caratterizza, svestite di quell’abito barocco, lo stesso abito rappresentato in copertina in una grafica che tenta di mischiare l’antico col futuro.

Red, White And Blue Cheerfulness, brano d’apertura, è un rock and roll sempliciotto che non graffia. Segue Pirate Punk Politician primo singolo pubblicato, che dal riff al solo sembra suonato da un Dave Navarro dei poveri. Snakes Have Many Hips è uno swing che manco James Bond in 007. Machine Girl ha un giro armonico catchy su un tappeto di sintetizzatori e chitarre in riverbero. L’indefinibile One, un mix di chitarre funky, ritmi afro e coretti da stadio. Si continua con Where Have You Been All My Life anche qui bassi ed elettrobeat da dance club. Con More Than I Could Bear Farrel torna alla forma canzone e alle melodie a’ la Jane’s Addiction, sicuramente l’episodio più riuscito dell’album. La successiva Spend The Body cantata da Etty Lau Farrell non sfigurerebbe ad un rave party. La conclusiva Let’s Pray For This World con echi beatlesiani è una commovente preghiera della famiglia Farrell con i due figlioletti ai cori.

Kind Heaven è un disco costruito a tavolino e come spesso accade in lavori siffatti si rischia di tracimare. È evidente nei brani che l’ansia di ricercare sonorità originali non ha portato l’effetto sperato, sono lontani i tempi del Farrell ispirato genietto musicale che surfava sull’Ocean Size.

Nino Colaianni