Giorno: 26 Febbraio 2023

GRYS-GRYS

I Grys-Grys non esistono più! 3 singoli e 2 album in poco più di 10 anni e fine delle trasmissioni. Ma che singoli! E che album! Spuntati nel 2010 dai meandri di Alés (Francia) si sono presi tutto il tempo necessario per assimilare al meglio le lezioni impartite quasi 60 anni prima da mostri sacri quali Pretty Things, Chocolate Watch Band, Kinks, Yardbirds, Remains, Creation, 13th Floor Elevators, solo per citarne alcuni, ed effettuare quel lancio che li ha visti battere l’Europa in lungo e in largo con capatine anche dall’altra parte del globo diventando chiacchieratissimi tra gli addetti ai lavori ed amatissimi da pubblico e critica (Mike Stax li adora).

Ci son voluti ben 4 anni (2014) prima che Roméo Lachasseigne (chitarra principale), Tobio Lotto (voce principale, chitarra ritmica), Almir Phelge (basso), Manuel Monnier (armonica, maracas, tamburello) ed Esteban Grisey (batteria) dessero alle stampe il loro primo frutto, nel breve formato e marchiato State, Hot Gully Wind / Neighbour Neighbour, notevolissimo quanto scarno nella confezione (una “mutanda” die-cut che tradisce immediatamente il loro background) con all’interno un insertino fotografico a svelare i loro volti. Di matrice rock’n’roll la prima, tipicamente sixties nell’incedere martellante la b-side, garage e freakbeat potenti e velenosi, figli più del “neo” che dell'”old”, con tanto di armonica ulrante.

La pistola fuma e le aspettative aumentano!

Ancora un singolo (2015), questa volta su Dirty Water, a ribadire i concetti dell’esordio e l’oramai indubbia abilità acquisita del quintetto nel trattare la materia, abilità che fiorisce del tutto nel tanto atteso primo omonimo album per Groovie / Head / Ville Freurie Alès che arriva dopo altri 4 anni passati a solcare i palchi senza battere ciglio e con Vincent Bassou al posto di Tobio Lotto. Garage, freakbeat, rock’n’blues e psych gli ingredienti di una miscela combinata in una chiave personalissima ed istintiva. Rock and roll di base nelle ritmiche, chitarre garage nervose ed affilate, tocchi sparsi di armonica ed inserti melodici dal piglio immediato rendono l’album una deliziosa chicca che alle volte catapulta in piena era garage, altre in trip acidi, altre ancora in ambientazioni metropolitane che puzzano di blues o nei campi di cotone degli anni ’30. Due le cover, Got Love, celeberrimo rhythm and blues del 1957 di Slim Harpo sebbene questi non venga citato nei crediti ed una magistrale She Just Left dei Crawdaddys, un neo-garage da antologia.

Da questo momento gli intervalli tra le uscite si riducono notevolmente già a partire dal singolo del 2020 Milk Cow Blues / So Long, per il quale ritornano su State, due brani che ritroveremo nel successivo (di un anno) album To Fall Down dove i nostri, accasatisi presso la Norton, alzano l’asticella e si mettono letteralmente in gioco avventurandosi in territori altri senza perdere quella vena sixties oriented che aveva rappresentato inequivocabilmente il loro marchio di fabbrica. Non fosse stato per i trascorsi con ogni probabilità non li avrei relegati neanche tra le file del garage. L’istinto si placa, il freakbeat si fa più evoluto, i tempi si dilatano, si sperimentano nuovi suoni, ci si approccia alle melodie (Watching My Idols Die), i trip da acidi si fanno anche sintetici, si spiccano addirittura voli chitarristici pindarici alla Feelies (provare See Me Frown per crederere) e ci si spinge indietro nel tempo fino a sporcarsi le unghie con un traditional da brivido come Milk Cow Blues siglato nel 1934 da Kokomo Arnold. Anche qui le cover sono due, con la seconda volano in Australia a scomodare nientepopodimeno che i The Throb con una Turn My Head, originariamente b-side del singolo Black (1966), dal timbro beat gioioso e dalla presa immediata.

Ci lasciano così i Grys-Grys, sulle note di To Fall Down, quasi a presagire l’imminente scioglimento, con grandi aspettative del tutto abortite e tanto, tanto amaro in bocca.

Salvatore Lobosco

VALENTINA FIN
"A Chi Esita"
(Giotto Music / Egea, 2023)

A Chi Esita è il titolo del nuovo album della cantante e compositrice vicentina Valentina Fin uscito il 13 gennaio 2023, distribuito da Egea per l’etichetta Giotto Music, disponibile su CD e digitale. Il testo del brano A Chi Esita è ispirato da uno scritto tratto da “Poesie Politiche – Destini Proletari” di Bertolt Brecht. Nella poesia a parlare è un militante comunista scoraggiato che si lamenta con i compagni per gli errori commessi e le varie sconfitte subite da un nemico sempre più invincibile. Travolto da dubbi e incertezze, immerso nella cruda realtà che lo circonda, l’io si interroga su quello che lo attende, ma non riesce a darsi una risposta. Ecco allora che arriva infine l’invito del poeta a scegliere, un invito a trovare le risposte dentro di noi senza aspettare che siano gli altri a farlo per noi. È costante nell’opera di Brecht la presenza nei suoi testi di un interlocutore singolo o una massa, i quali condividono la stessa situazione di trasformazione continua di se stessi e degli altri, in un mondo percorso da incessanti conflitti interiori. Lottare e poetare per i destini proletari significa alla fine lottare e poetare perché l’umanità rialzi la testa e recuperi il proprio dignitoso posto nel mondo: se vuoi la salvezza non chinare la testa e parla. Non è necessario oggi condividere temi e posizioni storicamente datati, ma occorre ricordare che la sfida che si propose Brecht fu quella di esortare il lettore o lo spettatore a rimanere sveglio, anzi a svegliarsi per mezzo del confronto con l’opera d’arte. Un invito a riflettere problematicamente sulla realtà storica del proprio tempo, e sembra sia quello che il lavoro della Fin suggerisce. Il brano di 9.29″, dopo un intro piuttosto intimo e meditativo, si apre al cantato e prende le caratteristiche di un jazz dal sapore tutto italiano, un sound che in alcuni passaggi vocali si riallaccia alla migliore tradizione musicale nostrana espressa da artiste come Giorgia o Elisa.

In un periodo in cui la politica è finita e mal vista, a causa dei suoi ignobili protagonisti, non resta all’essere umano e all’artista in primis la ricerca interiore, scavando dentro in cerca di un’essenza che sia solo tua, per sfondare quel muro di luoghi comuni che ci vede tutti asserviti alle logiche del potere imperante. Occorre allora una Piccola Ode Al Cambiamento, bellissimo brano di apertura del disco che ci proietta nelle atmosfere del nuovo progetto musicale. Quella della Fin è musica perfetta per mostrare ai giovani di oggi che esiste un modo alternativo per esprimersi, che va oltre le mode del momento imposte dall’establishment solo per fare soldi a palate. Vogliamo credere che sia un disco nato e pensato per i giovani, per dire loro che non è vero che studiare è inutile, come vorrebbero farci credere tanti ricchi papponi, mentre i loro figli vanno nelle migliori scuole inglesi o americane. È importante studiare la musica, l’arte o quello che si vuole e seguire le proprie passioni, perché musica è anche arte, ricerca interiore, confronto, come ci conferma il lavoro di Valentina Fin.

Il disco A Chi Esita ci è piaciuto fin dal titolo, fin dal primo ascolto: un lavoro maturo, bello, suonato egregiamente dall’ensemble di musicisti che accompagna la cantante. Doveroso allora citare la formazione che vede: Manuel Caliumi al sax, Luca Zennaro alla chitarra, Marco Centasso al contrabbasso, Marco Soldà alla batteria, e la voce di Valentina Fin che è anche compositrice. L’album è composto da brani originali, 8 tracce divise tra brani più brevi, quasi degli intermezzi, ad altri lunghi e strutturati, che danno più spazio all’improvvisazione. Immersi nell’ascolto del disco, liberi nel vagare delle nostre sensazioni, abbiamo creduto di trovare riferimenti a quel jazz-rock-progressive che abbiamo tanto amato, di ispirazione seventies: il sax di Elton Dean o i vocalizzi non-sense di un certo Robert Wyatt e altre affinità con un jazz più nero di matrice Free.

Durante l’ascolto le sensazioni si sovrappongono a ricordi e la potenza di certi passaggi musicali ci trascina in una sorta di attiva presenza della nostra esistenza. Dreams Are Dangerous, quasi un rovesciamento della Imagine di Lennon, è ispirata al lavoro del grande neurologo Oliver Sacks. Chi ha avuto la fortuna di leggere i suoi libri, primo fra tutti la sua autobiografia “In Movimento” sa sicuramente che i sogni possono essere pericolosi certo, ma non possiamo vivere senza e lo conferma proprio la narrazione della vita di Sacks che è stato il più romanzesco di tutti i personaggi romanzeschi di cui ha scritto. Del resto i sognatori non imparano mai, ci ricorda Tom Yorke in Daydreaming: quando è troppo tardi il danno ormai è fatto. La voce della Fin ci porta dolcemente verso orizzonti dominati da sax e chitarra mentre la batteria sullo sfondo crea una trama in cui ingloba un sound che si libera e torna nel finale sulle orme iniziali di un cantato fluido e delicato. Marina Cade Dal Muro invece è un omaggio al lavoro dell’artista serba, nata a Belgrado, Marina Abramovich. Il brano esplora il rapporto dell’artista con la propria ispirazione, che va sempre cercata nelle profondità interiori, è una composizione che tiene in bilico su un piano rarefatto, voce e chitarra. Un’arte militante quella della Abramovich, che ha a che vedere con l’esperienza e con lo scambio di energia tra corpi, un’arte che deve porre le giuste domande ed essere ossigeno per la società e non solo un bene di consumo. Una caduta dal muro quella di Marina, che ricorda il lavoro di un altro grande artista come Yves Klein, con il suo straordinario fotomontaggio del 1960 “L’Uomo Nello Spazio”. Il pittore dello spazio si lancia nel vuoto. Un tentativo il suo di realizzare l’anelito di una vita, di fluttuare nell’aria leggero leggero; una sorta di allenamento dei propri neuroni a ottimizzare il potere dell’immaginazione.

Riferimenti culturali importanti quelli che emergono nel disco, oltre a Bertolt Brecht, Oliver Sacks, Marina Abramovich, troviamo Salvatore Quasimodo, altro poeta con simpatie per il partito comunista del tempo. Nella rielaborazione della sua poesia Quasi Un Madrigale eseguita in trio (voce sax e chitarra): troviamo tutto il volere del poeta che non vuole ricordare, perché memoria è senso di morte, di passato concluso, sfiorito, ma vuole aderire totalmente alla vita che è senza fine, confondersi con il suo fluire sempre nuovo ed intatto, insieme alla propria amata. Completano il disco QQ un breve brano dalle atmosfere oniriche, un gioiello vocale liquido che si solidifica quando entra in contatto con le note di chitarra, sax e batteria. Indefinitely scritta da Marco Centasso è una cavalcata musicale di 4.50″ che mescola con sapienza un languido cantato iniziale per sviluppare e concludersi con fraseggi strumentali scatenati e dall’indole rockettara. Langsamer è un breve intermezzo firmato da Luca Zennaro che conferma lo stato di grazia del gruppo. Siamo sopravvissuti, disorientati, in cerca di verità. Sommersi da una miriade di proposte musicali inconsistenti che dominano lo straziante panorama musicale italiano attuale, l’apparizione del disco della cantante Valentina Fin è un atto di resistenza puro, ha quasi del miracoloso.

Andrea Masiero

 

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