Giorno: 15 Ottobre 2023

STEVEN WILSON
"The Harmony Codex"
(Virgin Records, 2023)

La leggenda del prog rock Steven Wilson, continua ad esplorare nuovi orizzonti con la sua musica e, nel farlo, confonde molti dei suoi fan, compreso il sottoscritto. Devo dire che quando sono usciti i singoli di questo disco mi sono incuriosito ed emozionato come non mi capitava dai tempi di The Raven That Refused To Sing. Un sentimento in netto contrasto con il mio mood nei confronti dei tre lavori solisti che avevano preceduto The Harmony Codex e in special modo con The Future Bites’. Il susseguirsi dei singoli ha lentamente spinto gli attenti ascoltatori in direzioni diverse, una cornucopia eclettica, se presa nel suo insieme, che suggeriva non solo un parziale ritorno allo stile prog con la P maiuscola, ma una sorta di fusione di esso con le sue inclinazioni elettroniche. Il pacchetto finale replica questi colpi di scena nella prima metà dell’opera prima di evolversi in un seguito per lo più diretto di The Future Bites, anche se notevolmente migliorato rispetto al solido predecessore. Il risultato, infatti, è un album eccellente.

In The Harmony Codex (uscito il 29 settembre 2023) innanzitutto ci sono le forme più convenzionalmente prog rock che hanno dominato i singoli. Queste costituiscono la maggior parte dei momenti davvero sorprendenti del disco, anche se sono spesso radicati in alcuni degli stili più tipici del prog, poiché piuttosto nuovi nella tavolozza di Wilson, e lui e la vertiginosa schiera di musicisti di supporto e ospiti sul palco, li suonano in modo unico e sempre potente. Steven Wilson ha infatti ceduto alcuni degli assoli di chitarra del disco a Niko Tsonev, in particolare il lamentoso climax post Pink Floyd di Rock Bottom.

Il culmine di tutto ciò è il monumentale Impossible Tightrope, un brano quasi strumentale che mette alla prova sia i limiti della natura di Wilson come factotum musicale sia le abilità dei singoli musicisti. Le chitarre galleggiano a turno nel mare o nel cielo equamente divise tra quella di David Kollar, Tsonev, Lee Harris e lo stesso Wilson prima di sfrecciare attraverso ritmi frenetici di batteria (Nate Wood), tastiere (Adam Holzman) e grandi esplosioni di sassofono (Theo Travis). Sia l’apertura che la seconda metà dell’album sono costituite dai nuovi idiomi elettronici che Steven Wilson ha imparato ad usare e sembrano nel complesso più maturi di quelli di The Future Bites e riusciti nel suo dichiarato desiderio di andare oltre quel disco e il suo pop palese. Sebbene più o meno per loro natura tendano ad essere in qualche modo statici nei ritmi principali e negli arpeggi, Wilson e i suoi ospiti tastieristi hanno cercato di diversificare questi paesaggi sonori con impennate industriali e alcuni eccellenti assoli di chitarra. C’è anche il punto di svolta nella traccia di apertura Inclination che mostra il potere del silenzio nella musica e preannuncia quella che è quasi una nuova canzone e una certa evoluzione nei tagli che raggiungono l’apice con il tratto più bello di The Harmony Codex, Beautiful Scarecrow.

In effetti, l’unico pezzo inferiore alla media è la traccia del titolo che abbandona tutto ciò per fluttuare svogliatamente in un ambiente desolato e finisce per sentirsi irrimediabilmente fuori posto. Sebbene probabilmente falliscano in qualche modo nel mantenere la promessa di Wilson, secondo cui ogni traccia sarebbe stata significativamente diversa l’una dall’altra, i tagli elettronici costantemente cupi e persino snervanti sono deliziosi ed evitano il calo di qualità a metà album che ha ribaltato, a suo tempo, il giudizio su To The Bone’. In cima a tutto c’è la forza della voce e di gran parte del lirismo di The Harmony Codex. Steven Wilson ha sfidato se stesso non solo per migliorare gli stili vocali che aveva già utilizzato in precedenza, ma anche per provarne di nuovi. L’esempio principale di ciò avviene in Actual Brutal Facts, dove per la prima volta declama lentamente, ma con amarezza ammantata di effetti sinistri, una bordata di malcontento generale. A questa si aggiunge il trionfo di Rock Bottom su cui Ninet Tayeb ha potuto mostrare tutta la potenza della sua voce melliflua che Wilson è stato in grado di valorizzare in un superbo duetto. In sintesi, The Harmony Codex è davvero uno dei suoi migliori lavori da solista. Un disco meraviglioso e lungimirante che è un solido compromesso tra il suo prog rock e le sue varie direzioni elettroniche.

Marco Galvagni

 

Steven Wilson

Social

Beautiful Scarecrow

Impossible Tightrope

Rock Bottom

SELWYN BIRCHWOOD
"Exorcist"
(Alligator Records, 2023)

Narra la leggenda che Robert Johnson per imparare a suonare la chitarra come nessun altro avesse fatto un patto con il demonio vendendo la sua anima in cambio della gloria terrena; anche i Rolling Stones di sua santità Mick Jagger hanno avuto qualche intrallazzo simile e nutrono una sincera simpatia per il diavolo, questo solo per fare un paio di nomi celebri, ma c’è tutta una scena del blues e del suo figlio prediletto il rock’n’roll che deve fare i conti nel tempo con questa figura luciferina che promette vita agiata e successi terreni, in cambio della donazione della propria anima per l’eternità. Ne sa qualcosa anche Selwyn Birchwood alle prese con le lussureggianti tentazioni demoniache dovute al recente successo, che lo hanno avvolto nelle spire tentacolari da cui cerca di liberarsi da tempo, decidendo infine di farsi esorcizzare. Il 9 giugno 2023 ha dato alle stampe per la Alligator Records il suo nuovo quarto disco intitolato per l’appunto Exorcist. Un album potente e visionario dove il blues del profondo sud si mescola con un rock duro dalle sfumature psichedeliche, con il funk e un dolce soul cantato con passione. È un mix inebriante che lui stesso ha definito una sorta di “electric swamp funkin’ blues”, un’etichetta completamente nuova per cercare di definire il lavoro sicuramente più avventuroso e di vasta portata della sua carriera.

Classe 1985, originario di Orlando in Florida, il giovane chitarrista, lap steel player, cantautore e cantante, Selwyn Birchwood ha iniziato la sua carriera a 19 anni sotto l’ala protettrice del veterano chitarrista blues Sonny Rhodes che gli ha insegnato on the road con la sua band tutto quello che c’era da sapere per stare su un palco e fare uno spettacolo musicale. Nel 2013 a Memphis vince l’International Blues Challenge battendo altre 150 band in gara, nel 2014 debutta con l’album Don’t Call No Ambulance sempre per i tipi della Alligator Records: l’album ha vinto sia il Living Blues Award che il Blues Music Award (BMA) come miglior artista esordiente. Nel 2016 sforna Pick Your Poison e nel 2021 con il devastante Living In A Burning House vince il BMA Song oO The Year con la canzone I’d Climb Mountains presente nello stesso album.

Selwyn Birchwood è noto inoltre per i testi delle sue canzoni intelligenti e ironici che riflettono le sue osservazioni sulla vita e mettono in evidenza il suo senso dell’umorismo. In testa alla classifica di Billboard Blues Album per diverse settimane di fila, il nuovo disco Exorcist è formato da 13 tracce per un totale di 58 minuti. È stato registrato in Florida e prodotto dal ricercatissimo Tom Hambridge. La big band che lo accompagna è formata da Regi Oliver al sassofono baritono e sax tenore, Donald “Huff” Wright al basso, Byron “Bizzy” Garner alla batteria e percussioni, Mike Hensley organo B3 e tastiere presente nei live in giro per il mondo, Ed Krout all’organo Hammond, Wurlitzer, Rhodes compare invece nel disco. Ospiti d’eccezione il pianista Jim McKaba, Andrew Gohman al contrabbasso, Josh Miller chitarra ritmica e Jon Buck alla batteria nelle canzoni ILa-View e Call Me What You Want To, musicisti che hanno saputo dare un tocco intrigante e retrò, decisamente “old school” ai due pezzi rendendoli molto originali. Il sassofono di Oliver può essere invece apprezzato al meglio nel brano con influenze gospel Lazarus, mentre la chitarra di Selwyn vola nel brano Horns Below Her Halo, una canzone che racconta di un amore andato storto e che sarebbe probabilmente piaciuta molto anche a Steve Ray Vaughan. Infatti lo spirito di una nutrita serie di musicisti del passato aleggia su tutto il disco, da Buddy Guy in Done Cryin’ a B.B. King in My Own Worst Enemy, mentre Ray Charles dall’aldilà si impadronisce di Plenty More To Be Grateful For.

Il primo singolo Florida Man, passato dalle radio fin dal 9 maggio 2023, è un blues contemporaneo e corrosivo che gioca con lo stereotipo dell’uomo della Florida a cui capitano cose inenarrabili, e siamo sicuri che anche Frank Zappa avrebbe riso divertito. Il tentativo di Selwyn Birchwood nel suo nuovo disco è anche quello di far uscire dal proprio corpo tutti i fantasmi dei vecchi blues man del passato che si sono impadroniti del suo spirito e per questo è necessario un esorcismo con tutti i crismi: prete, acqua santa e crocefisso. Siamo convinti che Selwyn sia riuscito nel suo intento: ascoltate l’autobiografica Underdog, la terrificante Exorcist e la funkeggiante Hopeless Romantic come prova della sua completa guarigione. Dal vivo Selwyn Birchwood è una forza della natura, presenta un sound dove i passaggi violenti della sua chitarra si incontrano con il sax baritono di Regi Oliver, mentre quando imbraccia la sua lap steel guitar il suono diventa estasiante e trasporta il pubblico oltre le problematiche quotidiane in una sorta di territorio sacro. Alla fine è Birchwood stesso che dichiara del suo nuovo album: “Il mio obiettivo è essere sicuro che non possiate ascoltare passivamente, perché vi faremo ballare e vi faremo pensare”. Se volete purificare il vostro spirito, il vostro corpo e la vostra mente dal logorio della vita nell’era digitale, abuso di internet, social network e altre simili diavolerie, affidatevi con fiducia a Exorcism, il nuovo disco di Selwyn Birchwood e il miracolo sarà compiuto.

Andrea Masiero

 

Selwyn Birchwood official

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