I Goat presentano Medicine, nuovo incredibile disco uscito per l’etichetta Rocket Recordings il 13 ottobre 2023. I precedenti lavori in studio sono World Music del 2012, Commune 2014, Requiem 2016 e Oh Death 2022. Due lavori dal vivo Live Ballroom Ritual 2013 e Fuzzed In Europe 2017, le colonne sonore Double Date del 2018 e The Gallows Pole del 2023, infine la raccolta Headsupe del 2021 edita anche dall’americana Sub Pop Records, storica etichetta di Seattle. Un lavoro quello dei Goat che ha attirato l’attenzione della critica e di un gran numero di estimatori che li hanno eletti come gruppo di “world music” nel tentativo di dare una vaga indicazione del sound che sono riusciti a creare, perché la loro musica chiaramente non appartiene a nessuna nazione, nessuno stato. I Goat sono difficili da inquadrare anche per il fatto che i membri del gruppo si nascondono sotto dei costumi e delle maschere che richiamano personaggi ancestrali legati probabilmente alla mitologia folkloristica scandinava. Originari di Korpilombolo un’isolato paese in Svezia situato a nord del circolo polare artico, sembra che attualmente il collettivo ospiti anche dei musicisti di Göteborg oltre a quelli originali. Ovviamente l’identità dei musicisti è sconosciuta e inoltre sono anche poco propensi a rilasciare informazioni tramite interviste. Ospiti negli anni dei maggiori festival musicali come Glastonbury, Roskilde, Coachella, i Goat si dimostrano all’altezza delle aspettative e sfornano il loro lavoro più maturo, un cibo profumato e croccante che sazia la mente e il cuore prima del corpo.

C’è una sensazione di calore e sobrietà in tutto il lavoro, la band suggerisce che il tema generale dell’album riguardi l’impermanenza della vita in diversi modi: malattia, relazioni, amore, morte, come il nostro tempo sia finito. Canzoni dilatate oltre i 5 minuti, tutto prende una piega malsana per cui serve necessariamente una “medicina” a base di funghi magici per espandere la coscienza e arrivare in tempo ai riti esoterici collettivi che si svolgono nelle foreste incontaminate del nord: incensi, musica, meditazione e danze dei dervisci rotanti. Siamo pronti a sprecare paragoni con gente come Amon Düül, Popol Vuh e soprattutto Embryo, ma la precauzione ci suggerisce di orientare l’attenzione anche sui gruppi svedesi degli anni ’70 di matrice psych/prog/folk come Arbete & Fritid che avevano nei loro modelli la musica dell’americano Terry Riley. Poi Charlie & Esdor più orientati al folk psichedelico e i Trӓd Grӓs & Stenar anche loro attratti dalla psichedelia sperimentale, del resto, anche se lontana e poco accessibile, pure la Svezia ha avuto il suo periodo d’oro musicale in quegli anni e i Goat sono una diretta emanazione di quelle esperienze.

Impermanence & Death, la canzone d’apertura, vale da sola l’acquisto del disco, una cavalcata di 6.35 minuti che ti catapulta direttamente nell’iperspazio con il cervello spappolato. Il flauto è ovunque nel disco e attraversa l’apertura di Impermanence & Death, duetta con il synth nella bellissima You’ll Be Alright e guida la melodia del brano di chiusura Tripping In The Graveyeards dove i Jethro Tull sono presi per il bavero e gettati in pasto alle anime inquiete dei defunti. Raised By The Hills è un folk strumentale venato di psichedelia in cui synth e chitarra si rincorrono sotto evidente effetto di psilocibina percorrendo a volo d’angelo vallate e colline ricoperte di neve bianca. I Became The Unemployment Office è un lungo pezzo oscuro dove la voce intrisa di effetti metallici sta al passo con un giro di basso e chitarra che martellano la testa dell’ascoltatore, vera porta d’accesso a quell’ufficio di disoccupazione da cui trae il titolo la canzone. TSOD con il suo sfondo di sitar e chitarra acustica ha una melodia vocale indelebile. Vakna mostra tutte le influenze musicali degli anni ’70 progredendo in 6 minuti di assoli di chitarre ondeggianti senza mai scoppiare nel caos. In Join The Resistance c’è un groove gioioso e carico che prende vita e continua a crescere fino all’incontro con un enorme riff chitarristico in stile Black Sabbath.

I Goat non li troveremo certo in classifica a contendere il primato ai rinati Duran Duran perché abbiamo come l’impressione che siano interessati a frequentare altre lande desolate alla ricerca di una spiritualità universale. Copertina con simboli esoterici che mostra la foto di uno sciamano con un effetto di solarizzazione che rende l’immagine spettrale, inquietante, ma anche molto psichedelica. Anche la scelta del carattere in stile gotico rimanda ad una certa idea di passato, di medioevo, dove i druidi con i loro intrugli a base di erbe segrete erano in grado di assemblare la giusta medicina per i mali della società del tempo, che a ben guardare potrebbe essere la giusta ricetta anche per la gente del nuovo millennio. Saremmo tentati di gridare al miracolo, correndo nudi per le strade declamando le lodi di quest’ultima uscita discografica dei Goat, ma nel frattempo, cercando di placare la febbre e il delirio che hanno turbato il nostro sonno beato, è giunto il momento di prendere una ulteriore dose di Medicine per ristabilire un sano contatto tra noi e il cosmo, che in questo caso è sinonimo di ordine, armonia e bellezza.

Andrea Masiero

 

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