THE EXILE
“Don’t Tax Me: E.P.”
(Boring, 1977 / Breakout, 2024)

Gradito recupero Breakout questo gioiellino dell’epopea punk (ma che punk non è) della meteora scozzese Exile. La band, durata lo spazio di due soli 7” e una manciata di concerti, vede i suoi natali nel febbraio del ’77, in quel di Glasgow, con la formazione: Graham Scott (Vocals, Guitar), Stan Workman (Guitar), Robert Kirk (Bass, Vocals), Dougie Burns (Drums). La città, però, non apre le porte alla nuova ondata e la carenza di locali dove potersi esibire e di etichette pronte all’adozione inducono i nostri a seguire la strada del fai da te. Il tentativo di aprire un club non va a buon fine mentre riescono nell’impresa di mettere su un’etichetta, la Boring, per la quale vede la luce, nello stesso anno, il loro primo EP nel formato 7”: Don’t Tax Me. Già la copertina suggerisce che si va a parare in territori altri rispetto al punk, gli uscenti glam e pub rock permeano Jubilee 77, i Rolling Stones Hooked On You e Television/Patti Smith Windmill. La più nervosa del lotto è Fascist D.J., dedicata al DJ locale Tom Ferrie (omaggiato anche dai Jolt in Mr Radio Man), che, a quanto pare, ostacola molto la nuova scena. Un altro brano, Disaster Movie, che troveremo poi nel secondo EP, finisce anche nella compilation punk targata Beggars Banquet dal titolo Streets, sempre del ’77. Nei pochi concerti in cui si esibiscono affiancano Lurkers, Vibrators, Boomtown Rats, Johnny And The Self Abusers, Jolt, Motels ed altri. Nuovo anno (1978), nuovo EP, indubbiamente più punk e, questa volta, per una “vera” etichetta, la Charly. L’insuccesso di The Real People provoca la dipartita di Robert Kirk inaugurando una serie di lesioni interne e conseguente scioglimento. Dalle ceneri degli Exile, con Frank Douglas al posto di Robert Kirk, prendono forma i Friction per i quali la storia si ripete: un solo EP, World In Crisis, sempre per Boring, poi l’oblio.

Salvatore Lobosco

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