MAI MAI MAI
"Theta"
(Boring Machines, 2013)

Mai Mai MaiTheta è la recente uscita Boring Machines di Mai Mai Mai, progetto solista di Toni Cutrone; il disco rientra nella cosiddetta “Italian occult psychedelia”, per la serie non ci proviamo nemmeno ad incuriosire i passanti, ma a chi ha voglia promettiamo ricchi viaggi. Toni si presenta nei suoi live incappucciato, manovra potenziometri e synth, e dal vivo, come nei dischi, sovrappone strati e strati di rumore sempre molto umani, difficilmente dando l’impressione di lasciar incontrollati suoni e ritmi. Innanzitutto un’avvertenza. Inutile provare ad ascoltare i pezzi di Theta a morsi. Vanno ascoltati nella loro interezza, pena un effetto campionamento casuale che vi farà sospettare di star ascoltando un concerto per presse metalliche e citofoni. Se avete recepito il messaggio mettiamoci all’ascolto.

Theta comincia con l’omonimo pezzo, un mix di suoni classici e riff meccanici che sarebbero piaciuti a Salomè, per non far calare la tensione in sala, in attesa della testa di Battista. Pezzo molto rappresentativo dello spirito dell’album, per come l’ho percepito io, coesistenza pacifica fra suoni di vita, di stampo epico, e rumori di realtà parallele. Prometheus prosegue sul genere, mentre con Noeo l’album vira decisamente verso il rumorismo più astratto e meno digeribile. Upnos comincia con suoni più rassicuranti e un andamento più canonico; non parliamo certo di motivetti da fischiettare, miei cari, ma se state proseguendo la lettura dopo le prime righe credo possiamo capirci. Un tappeto melodico solenne e dai toni misteriosi, un ritmo in controtempo trascinato a velocità sostenuta, bel pezzo e belle idee. Non sempre a fuoco le idee in Muo; nonostante qualche bel passaggio scandito da drones marziali e decisi si fatica ad arrivare alla fine del pezzo senza qualche dubbio più del lecito. Si chiude con Telos, dall’incipit molto più canonico, un synth che ricorda certe atmosfere dei primissimi anni ’90 a governare soliti strati di rumore e percussioni ipnotiche, volendo spararla grossa il pezzo commerciale dell’album.

A chi consiglio Theta: a chi abbia voglia di avvicinarsi ad un certo modo di fare musica, che vede il rapporto fra suoni e rumori spesso invertito rispetto alle idee comuni, a chi pensa che una dose di alterazione in musica, nell’ascolto, nella produzione e comunque nell’attitudine, sia cosa buona e consigliabile. A chi sconsiglio Theta: a chi non sopporta la mancanza di un refrain, a chi odia i musicisti mascherati, e soprattutto a chi non riesce a resistere più di dieci secondi all’ascolto di un pezzo senza l’urgenza di dover trovare riferimenti e sviluppi chiari (tu, che quando ascolti pezzi su yuotube mandi avanti il cursore senza capirci niente, parlo proprio a te).

Luigi D’Acunto