Carla Bley se n’è andata. La grande musicista americana dalla folta chioma bionda a fungo ci ha lasciati il 17 ottobre scorso. Dipingerne a parole un ritratto non renderebbe il carattere trasversale e poliedrico della sua lunga carriera di pianista e compositrice. Ma è necessario dire che Carla è stata una musicista altruista, che ha composto per gli altri, lasciando che il proprio nome si legasse all’atto originario creativo di imponenti flussi di musica d’insieme e di orchestre anche dirette da altri. E a propria volta anche lei ha ricevuto in dono musicale il cognome dal marito, il grande pianista Paul Bley, conservandolo per sempre anche dopo la separazione.

Nome fondamentale il suo all’interno del catalogo dell’etichetta tedesca ECM Records, ai cui lavori si rimanda per quanto concerne la sua carriera da leader, nelle formazioni in trio e orchestra, sempre con l’inseparabile bassista Steve Swallow, suo compagno di vita dopo la separazione da Paul; per quanto riguarda la sua discografia da musicista “per gli altri” cui si è fatto riferimento, si segnalano alcune pietre miliari della storia del jazz:

A Genuine Tong Funeral – Dark Opera Without Words – del 1967, scritto per il vibrafonista Gary Burton (per il suo quartetto e la sua orchestra), di cui è opportuno riportare le parole di copertina della stessa Bley: “A Genuine Tong Funeral is a dramatic musical production based on emotions towards death”. Melodie e suoni che sono riflessioni attorno alla morte, la messa in scena soltanto musicale di un dramma che si accompagna ad un ipotetico funerale “genuino”, in cui si vivono soltanto le emozioni suscitate dall’idea della morte.

Liberation Music Orchestra, titolo dell’album e dell’orchestra a nome del contrabbassista Charlie Haden, dell’anno 1969, pubblicato dalla grande etichetta Impulse!, album di forte connotazione e contenuti politici, ispirati alle vicende e ai canti della guerra civile spagnola e alle rivoluzioni del continente sudamericano. In quest’album la Bley ha curato gli arrangiamenti dei canti tradizionali spagnoli, oltre a comparire come compositrice di brani originali e come pianista.

Ballad Of The Fallen (1983). Altra collaborazione con Haden, a distanza di più di un decennio, che rappresenta il prosieguo ideale del precedente quanto a contenuti e a forma compositiva, anche qui con arrangiamenti di traditional e composizioni originali, anche se pubblicato da diversa etichetta, la sopra menzionata ECM e con musicisti parzialmente differenti. Ne seguirà un terzo sullo stesso tema con gli arrangiamenti e la conduzione della Bley, Dream Keeper del 1990, pubblicato dalla Blue Note. L’impronta comune a questi capolavori della storia della musica è il carattere greve e solenne delle composizioni, che emerge soprattutto nelle parti di fanfare strutturate in chiave free, dall’impatto fortemente drammatico. Ripercorrere a ritroso gli 87 anni di vita di Carla, la maggior parte dei quali dedicati sempre alla ricerca musicale, sarà uno spunto per la memoria a venire.

Sergio Spampinato

 

Carla Bley

Carla Bley (allmusic)

A Genuine Tong Funeral

Ballad Of The Fallen

Liberation Music Orchestra + Carla Bley