Questa “breve storia delle canzoni di protesta e dei movimenti giovanili”, come è ben chiarito nella premessa dell’autore non è e non vuole essere una storia del rock. Le 300 pagine non seguono alcun filo cronologico e Pino Casamassima concede “il lusso del passo del gambero”. La scelta dei riferimenti musicali e dei testi citati non sempre e non necessariamente è quella che ci si aspetterebbe; e questo è un grosso pregio, perché non è facile, né frequente trovare citazioni dai testi dei Van Der Graaf o degli Straws o di Buffy Saint-Marie, come contrappunto a quello che accadeva nel “lungo periodo” fra gli anni ’60 e i ’90. L’attenzione è rivolta soprattutto a cogliere l’evoluzione e la involuzione o la caduta dei movimenti giovanili e di protesta, e a tracciarne una (personalissima) colonna sonora.

E tutto si intreccia con riferimenti autobiografici, a particolari momenti di crescita, umana e politica (gli esami di stato, una cotta, i dibattiti politici). Seguire il flusso delle pagine è semplice e piacevole anche perché Casamassima conosce bene quello di cui scrive e lo testimonia la lunga serie di libri da lui pubblicati sulla musica e sulla storia contemporanea. Una bella lettura, forse ancora più utile a chi, in particolar modo degli anni ’60 – ’70 – ’80, ha solo sentito parlare. Qualche limite? Sì. Citare i Beatles come “i quattro scarafaggi”, per quanto in linea con gli anni ’60, si poteva evitare. Ma qui parla il superbeatleasiano che è in me.

Giovanni Porta