“Non voglio essere alternativo, né glam, non voglio fare dell’hip hop, non voglio essere catalogato punk, non voglio nulla di tutto questo, voglio soltanto essere !!!”. Sono le ultime parole di un (allora) sessantanovenne Iggy Pop alla fine del lungo racconto-intervista della sua vita e della tormentata storia degli Stooges rilasciata al regista d’avanguardia americano Jim Jarmush nel suo imperdibile film-rockumentary “Gimme Danger” del 2016. Oggi, a quasi 76 anni, non si può certo dire che Iggy Pop (al secolo James Newell Osterberg, nato a Muskegon, Michigan il 21 aprile 1947) non abbia tenuto fede da sempre e soprattutto negli anni 2000 a quella significativa, matura e orgogliosa dichiarazione d’intenti. Il 6 gennaio 2023 ha pubblicato Every Loser, il suo diciannovesimo lavoro in studio.

Riporto e integro uno stralcio della mia recensione su Frastuoni webmagazine di Free (leggi recensione), lavoro in studio dal titolo emblematico del 2019 (Loma Vista Records) precedente a questo nuovo Every Loser: “… nei 2000 Iggy Pop aveva già clamorosamente lasciato ad intendere di volersi svincolare da cliché e ruoli forzati, in dischi davvero insoliti per lui come Preliminaires (2009) ed Après (2012), nei quali esplorava e rivisitava la canzone d’autore internazionale (soprattutto francese) del XX secolo. Nel 2016 a questi due esperimenti per Iggy decisamente non ortodossi aveva fatto seguito in studio Post Pop Depression (leggi recensione) riaffermazione orgogliosa (un’alternanza artistica ormai fisiologica) di un rock integerrimo, variegato, intriso di stoner e hard moderni figli del XX secolo, frutto della collaborazione con il chitarrista/compositore Josh Homme dei Queens Of The Stone Age. A dirla tutta comunque già da Avenue B (1999) Iggy aveva imboccato la strada del balladeer più che maturo, dalla voce profonda e cavernosa: disco eclettico a cui avevano fatto seguito agli albori dei 2000 due lavori invece all’insegna di un rock intransigente di forte impatto come Beat Em Up (2001) e Skull Ring (2003). La libertà artistica ed espressiva a lungo inseguite raggiungono in Free un target di sapore ambient e jazz davvero elevato e ispirato, allineato a tratti – come qualcuno ha giustamente accennato – con quello sublime di Blackstar di David Bowie messo a punto dall’ex duca bianco prima di lasciarci … il tutto grazie agli apporti fondamentali del trombettista/compositore texano quarantenne Leron Thomas e della chitarrista/compositrice Sarah Lipstate-Noveller (ai guitarscapes), che firmano gran parte del materiale”.

Dopo Free, nel 2020, un altro segnale della versatilità di Iggy Pop: partecipa a The Acid Lands, un disco/progetto a cura di Bill Laswell/Opening Performance Orchestra (Sub Rosa Records) che vede anche la comparsa del famoso poeta/scrittore americano William S. Burroughs. Ma veniamo all’attualità: ecco che da uomo e artista ormai veramente “libero” e scevro da condizionamenti discografici e manageriali il nostro, a 4 anni da Free, rimescola di nuovo le carte in tavola e cambia tutto: etichetta, produttore, parterre di musicisti e naturalmente musica. È il giovane e noto tuttofare Andrew Watt il suo nuovo pard, che produce (in precedenza Ozzy Osbourne, Miley Cirus, Post Malone etc.) il nuovo disco Every Loser, lo pubblica per la sua etichetta Gold Tooth Records (con l’Atlantic Records) e figura nelle vesti di chitarrista principale all’interno dell’album insieme a Josh Glinghoffer (ex Red Hot Chili Peppers) che si occupa egregiamente in Every Loser anche delle tastiere e del synthesizer.

La sezione ritmica di base del disco è formata da Duff McKagan dei Guns N’ Roses (bass guitar) e Chad Smith (batteria) dei Red Hot Chili Peppers. Watt, McKagan e Smith formano anche il combo dei Losers con cui Iggy Pop si sta attualmente esibendo per promuovere il nuovo album. Ma Watt, Smith, McKagan e Glinghoffer non sono gli unici ospiti a comparire nel nuovo full-length di Iggy: ci sono infatti altre figure importanti del panorama rock mondiale, membri dei Blink 182 (Travis Barker, batteria), Foo Fighters (il batterista Taylor Hawkins, scomparso lo scorso 25 marzo 2022 all’età di 50 anni), Jane’s Addiction (il chitarrista Dave Navarro), Pearl Jam (il chitarrista Stone Gossard), Chris Chaney (bass) ed Eric Avery (bass). Naturalmente non è la prima volta che il padrino del “punk” americano si attornia generosamente di tanti (in questo caso) e più o meno giovani, famosi partner della scena rock internazionale che rispondono all’invito perentoriamente affascinati e stregati dal suo strabordante carisma senile: era già successo in passato con gli album Skull Ring, Post Pop Depression, sono i vantaggi e benefici di una celebrità consolidatasi in decenni di coerentissima e dura attività rock discografica e live.

“Sono il ragazzo senza camicia che spacca; Andrew e la Gold Tooth lo sanno e insieme abbiamo fatto un album alla vecchia maniera”, ha dichiarato Iggy di recente a proposito del nuovo Every Loser, 11brani eterogenei scritti da lui e da Andrew Watt con vari apporti compositivi dei numerosi rockers musicisti ospiti del disco. Si parte in effetti alla grandissima con Frenzy (qualche riferimento all’omonimo famoso thriller del 1972 di Alfred Hitchcock?): riff chitarristico granitico di Watt – di quelli che una volta entrati in testa non ne escono più – un potentissimo episodio-scheggia rock alla vecchia maniera Stooges/Raw Power con Iggy Pop sfrontato, aggressivo, vocalmente al massimo della forma. Il prodigioso miracolo della “Stooges sound resurrection” si ripete soprattutto con Modern Day Rip Off, brano duro, martellante, ancora una volta (come in Frenzy) nella viziosa e sciatta scia punk/glam/heavy del vecchio Raw Power (1973, Columbia Records), con un fulminante solo di chitarra di Andrew Watt. Sempre dura e impetuosa ma meno efficace Neo Punk che sembra girare armonicamente a vuoto su se stessa, l’episodio meno riuscito di un album che però non latita affatto in quanto ad ispirazione: lo conferma l’aggressività sempre notevolissima e devastante di 3 brani come All The Way Down, la finale The Regency e Comments. Il primo, andamento armonico mutevole e maturo, regala la chicca di un notevole solo chitarristico di Stone Gossard (Pearl Jam), anche co-autore del brano; il secondo ospita il chitarrista Dave Navarro che non si risparmia certo nel suo egregio sporco lavoro alla 6 corde e di coautore dell’episodio più lungo (quasi 6 minuti) e forse più ispirato del disco: stratificato, inizia e finisce lentamente, chiaroscurale anche nella parte centrale principale, mutevole e d’impatto. Comments invece, pur molto palpitante, si rivela crepuscolare e con un bel refrain.

Ma che Every Loser non sia un disco unidirezionale lo si capisce già da Strung Out Johnny, secondo brano in scaletta e seconda anteprima qualche mese fa (con Frenzy) del disco: una ballata fascinosa dal refrain contagioso in cui Iggy Pop elargisce i suoi ormai rodatissimi senili caldi e profondi toni vocali, una sorta di The Passenger anni 2000 che decisamente contende a The Regency e Frenzy il titolo di migliore song del disco. Ancora impagabili, carismatiche performance vocali dai toni bassi e pastosi nelle ballate lente Morning Show e New Atlantis, crepuscolare e dal pregiato solo di chitarra di Andrew Watt. Infine due brevi Interlude, la marcetta The News For Andy e My Animus con Iggy che recita, declama. Alla fine Every Loser, molto meno coraggioso e votato alla ricerca di Free, è comunque un disco che esalta, molto ben confezionato, ispirato e coinvolgente, quasi 37 minuti prodighi di un po’ tutte le sfumature artistiche e le anime che il rocker e l’uomo hanno espresso soprattutto negli anni 2000.

Pasquale Boffoli

 

Iggy Pop Official

Social

Frenzy

Strung Out Johnny

Modern Day Rip Off