La quasi 56enne chitarrista/cantante/compositrice canadese (di Ottawa) Sue Foley è una delle mature ragazze, ormai non più così rare al mondo, che hanno dedicato la loro vita al blues: lei l’ha fatto in modo davvero professionale e attraverso un’intensa attività, incidendo fino ad oggi ben 14 album in studio da quel primo Young Girl Blues dell’ormai lontano 1992. A testimonianza della versatilità artistica di Sue Foley, elenchiamo alcune delle sue moltissime partecipazioni con artisti vari tra anni ’90 e 2.000, a compilation e tributi blues (e non): Brace Yourself! A Tribute To Otis Blackwell (1994), Bluesiana Hurricane (1995), Dealin’ With The Devil: Songs Of Robert Johnson (2.000, con il brano From Four Until Late), The Blues: From Yesterday’s Masters To Today’s Cutting Edge (2002, American Roots Songbook Series), Preachin’ The Blues: The Music Of Mississippi Fred McDowell (2002), Blues On Blonde On Blonde (2003, tributo al famoso disco di Bob Dylan, con Most Likely You’ll Go Your Way And I’ll Go Mine).

Per la cronaca, tra i molti riconoscimenti ricevuti, è stata insignita nel 2023, per la seconda volta, del Blues Music Award della prestigiosa Blues Foundation (vinto in precedenza nel 2020). Sue ha una voce molto femminile, suadente, non appartiene alla categoria delle vocalist aggressive e dai timbri cartavetrati. Il suo stile chitarristico e il suo fraseggio blues sono altrettanto fluidi e caldi, tecnicamente ricchi se non complessi: il suo solismo – live nel caso di questo disco – ci ricorda molto e soprattutto le lunghe, avvolgenti e frastornanti divagazioni chitarristiche del grande indimenticato albino texano Johnny Winter.

Questo Live In Austin Vol. 1, uscito il 27 ottobre 2023, allinea 4 brani originali di Sue Foley (New Used Car, Walkin’ Home, Better, Highwayside) tutto sommato abbastanza canonici e con qualche influenza country e sei cover (già presenti nei suoi numerosi dischi in studio) che rappresentano il piatto forte del live, nelle quali, la rossa e bella chitarrista canadese naturalizzata americana, ha modo di esprimere compiutamente la sua ineffabile abilità interpretativa. Tra le più riuscite e grintose, una versione di Howlin’ For My Darlin (Chester Burnett, Willie Dixon) che forse gli appassionati più vecchi ricorderanno anche nella ruspante interpretazione degli Steppenwolf nel loro live Early Steppenwolf, 1967 (1969).

Anche Me And My Chaffeur Blues (Ernest Lawlers, registrata nel 1941 dalla mitica Memphis Minnie) è eseguita con un accentuato tocco di Nashville country e Sue la canta con toni rilassati. Ne ricordiamo una buona versione anche dei primissimi Jefferson Airplane nell’album Takes Off (1966). Con la sessualmente allusiva Queen Bee (James Moore) si torna al blues più ipnotico: i Rolling Stones la inserirono al maschile originale (I’m A King Bee) nel loro omonimo album di debutto del 1964. La versatilità della Foley, stavolta in territorio rock, è palese con la vibrante esecuzione di High Roller: un vecchio brano dei Cheap Trick, era su Heaven Tonight (1978).

Hooked On Love (AKA Lucky Lou, di Earl Hooker) è un intenso, godibile episodio solo strumentale con un riff vagamente ‘surf’eggiante: ancora una volta un evidenza è la smagliante abilità chitarristica della Foley. Ciliegina sulla torta, la bella rivisitazione di Positively 4th Street, vecchissimo carismatico singolo del 1965 di Bob Dylan. Ad accompagnare Sue Foley, in questo live, Corey Keller (drums), Jon Penner (bass), Derek O’Brien (guitar) e le due backing singers Angela Miller e Lauren Cervantes.

Pasquale Boffoli

 

Link: