Giorno: 20 Dicembre 2022

BRUCE SPRINGSTEEN
"Covers Vol.1 - Only The Strong Survive"
(Columbia Records, 2022)

È la prima volta che Bruce Springsteen incide un album di cover o più semplicemente esegue delle cover? Assolutamente no, nel 1975 già “pepava” i suoi incandescenti (già di loro) live con la E Street Band con la Detroit Medley: omaggiava r&b e rock ruspanti del decano Mitch Ryder e i suoi Detroit Wheels con Devil With A Blue Dress, Jenny Take A Ride, Good Golly Miss Molly, C.C. Rider etc. … fulminanti soli di Bruce alla chitarra e di Roy Bittan al pianoforte. Negli altrettanti ormai lontanissimi anni ’80 del secolo scorso pagava tributo dal vivo alle sue radici folk eseguendo (tra l’altro) Chimes Of Freedom di Bob Dylan e This Land Is Your Land di Woody Guthrie. Nel 2006 ha pubblicato We Shall Overcome: The Seeger Sessions (CD+ DVD) con cui rivisitava più che brillantemente il repertorio di Pete Seeger, uno dei padri/padrini del folk americano, operazione ripetuta nel Live In Dublin (2007, 2 CD) con la Seeger Sessions ricco ugualmente di covers di Seeger. Per non parlare della sua strepitosa rivisitazione di London Calling dei Clash che si può ammirare nel doppio DVD del 2010 London Calling, Live In Hyde Park registrato a Londra.

È da sempre quindi a ben vedere che Springsteen affina in studio e live quell’arte delle cover che solo i “grandi” (americani in questo caso) riescono a far raggiungere vette elevatissime: Johnny Cash con i suoi volumi degli American Recordings ne è stato l’esempio più fulgido e ineguagliato, ma Springsteen ne segue certosino le orme con i suoi personali diversi spleen e weltanschauung anche attraverso questo suo nuovo Covers – Only The Strong Survive, ventunesimo album in studio, secondo interamente di cover.

Questa volta ad essere omaggiato in modo corposo è il repertorio R&B e soul americano soprattutto – ma non solo – degli anni ’60, tra le radici più profonde (insieme a folk e country) del suono e del rock springsteeniano: l’artista ha pescato 15 brani nei leggendari cataloghi di etichette quali soprattutto Motown, Gamble, Huff, Stax, nel suono di Detroit, Philadelphia, nell’uptown soul di Chicago. L’album è stato prodotto da Ron Aniello e registrato con gli E Street Horns (E Street Band). Inoltre Bruce è coadiuvato in molti brani da un’orchestra e vocalmente da un eccezionale coro femminile che tinge di gospel e spiritual alcuni episodi: la energica e scoppiettante Do I Love You (Indeed I Do) datata 1965, originale di Frank Wilson, e Turn Back The Hands Of Time (Tyrone Davis, 1970). Sam Moore del famoso duo soul/r&b Same & Dave (insieme a Dave Prater) campione anni ’60 del suono Stax Records si fa sentire alla voce con il boss in due brani, I Forgot To Be Your Lover (originale di William Bell, 1969) e nella robusta Soul Days (Dobie Gray, 2.000).

Molto intense e vibranti le riprese di I Wish It Would Rain (Temptations, 1967) ed Hey, Western Union Man (Jerry Butler, 1968). Due gli efficaci ripescaggi dal repertorio Tamla Motown dei grandi Four Tops: When She Was My Girl (1981) e soprattutto la fascinosa carismatica 7 Rooms Of Gloom (1967), qui in un’interpretazione del boss trascinante e potentissima, si vorrebbe non finisse mai. What Becomes Of The Brokenhearted (Jimmy Ruffin, 1966) è calda, lenta ballata accorata ed altrettanto bollente che seduce, Nightshift (Commodores, 1985) un po’ meno, caratterizzata com’è da un mainstream più accentuato. Un po’ scontata la ripresa di Don’t Play That Song (Ben E. King), la più anziana delle 15 song, risalente a quel 1962 in cui la incise in inglese anche il nostro Peppino Di Capri. Notevolissima invece la rivisitazione di Springsteen di The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore (song comunque un po’ fuori musicalmente dal contesto generale del disco), uno dei singoli portati nel 1966 in vetta alle classifiche dai magnifici Walker Brothers di Scott Walker. La title-track Only The Strong Survive (1977, Billy Paul), reinterpretata anche da Elvis Presley nel 1969 in From Elvis In Memphis, serve su un piatto d’argento tutta la potenza e il ruvido carisma vocale di cui Springsteen è ancora capace nel 2022, caratteristiche del resto ben presenti in tutto il disco. Any Other Way (William Bell, 1967) è vitale, muscolosa, cattura i sensi. Ciliegina sulla torta Someday We’ll Be Together, brano del 1969 di Diana Ross & The Supremes, versione in gran spolvero ancora una volta.

Un disco Only The Strong Survive che forse ai fan duri e puri di Bruce più intransigenti potrebbe anche non piacere per l’effetto juke box che sortisce. Stessa cosa successa per altri versi nel 2019 con Western Stars, un lavoro piuttosto criticato e strapazzato (non da noi quando ne abbiamo scritto … al contrario!), seguito nel 2020 dall’ottimo Letter To You. Springsteen è artista multiforme, cangiante (come era Lou Reed ad esempio), mai uguale a se stesso, che a 73 anni incide sempre i dischi che vuole, senza curarsi delle reazioni che potrebbero sortire, soprattutto nei fan che lo vorrebbero sempre uguale a se stesso. Incidendo questo disco probabilmente si sarà molto divertito, e si ha l’impressione, ascoltandolo, che lo abbia fortemente voluto: non si spiegherebbero altrimenti 15 singole performance così vibranti, coinvolgenti.
“A rock & roll true believer with a poet’s heart, the Boss defined mainstream American rock in the late 20th century …” (Allmusic).
Nei 2000 Bruce Springsteen continua a stupire, a incidere dischi magnifici, ad andare dritto per la sua strada.

Pasquale Boffoli

 

Official

Social

Only The Strong Survive

I Wish It Would Rain

The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore

7 Rooms Of Gloom

Do I Love You (Indeed I Do)

VAN DER GRAAF GENERATOR
"The Charisma Years 1970-1978" Box
(Universal Music, 2021)

Il 3 settembre 2021 è stato pubblicato dalla Universal Music un fenomenale box-set dei Van Der Graaf Generator intitolato The Charisma Years 1970-1978 contenente ben 20 dischetti, inclusi tutti gli album degli anni in questione remixati o rimasterizzati con l’aggiunta di tracce bonus. In occasione dell’uscita del precedente The Box (2000) ricordiamo un Peter Hammill già soddisfatto perché molti brani tratti da vari dischi erano stati masterizzati. Ma quel box impallidisce di fronte a questo, emesso mentre la band è di nuovo in tour sfoggiando una forma magnifica. Riguardo le bonus del periodo 1975-1976 si tratta dei brani registrati durante le Peel Sessions e già conosciuti come “Maida Vale”, dal nome degli studi in cui vennero incisi. Si trattava di due tracce per ognuno di quei lavori: Scorched Earth e The Sleepwalkers per Godbluff, Still Life e La Rossa per Still Life, When She Comes e Masks per World Record e The Sphinx In The Face / Yellow Fever per The Quite Zone / The Pleasure Dome. Il remix in Dolby Surround dai master originali è stato possibile per H To Hh, Who Am The Only One, Pawn Hearts, Godbluff e Still Life. In più un fantastico concerto parigino del 6 dicembre 1976 venuto alla luce solo negli ultimi tempi e dalla qualità stupefacente. L’unico show dal vivo registrato dal mixer conosciuto in precedenza era quello del 9 agosto 1975 all’Altro Mondo di Rimini, utilizzato anche per pubblicazioni ufficiali, ma dalla qualità piuttosto mediocre. Anche quest’ultimo show è comunque presente nel box in una selezione dei suoi pezzi migliori ottimamente rimasterizzati.

Sono presenti anche i brani tratti dal concerto del 1978 al Marquee Club utilizzati per il disco dal vivo Vital che vedeva la band con il violino e il proprio nome accorciato in Van Der Graaf. In ultimo un dischetto dedicato ai video: le apparizioni del 1970 al Beat Club con Darkness e Would Robert Have Said?, i tre brani filmati in bianco e nero al Bataclan di Parigi nel marzo del 1972 (Lost, Killer e Octopus) e quelli alla TV belga di pochi giorni dopo: Theme One e A Plague Of Lighthouse Keepers. Quindi il concerto del 27 settembre 1975 al Palais Des Expos di Charleroi, contenente tutti i brani di Godbluff. Un ultimo dischetto contiene i videoclip di Refugees (1970), Wondering (1976) con il gruppo in uno studio televisivo canadese disposto sopra una pedana trasparente. Catt’s Eye del 1977 vede Peter Hammill strapazzare furiosamente una chitarra nera indossando un assurdo involucro trasparente, coadiuvato dall’ossessivo violino di Graham Smith. Si chiude infine con un documentario austriaco relativo all’ultima data del gruppo, tenuta proprio in Austria nel 1978 durante un festival all’aperto. Senza dimenticare il corposo libretto ricco di foto anche inedite.

I Van Der Graaf Generator si erano formati a Manchester, e il gruppo vedeva Peter Hammill alla voce, Judge Smith alla batteria e Keith Ellis al basso. Arrivarono poi Guy Evans al posto di Smith e Hugh Banton alle tastiere. Il primo album The Aerosol Grey Machine del 1969 avrebbe dovuto essere pubblicato dalla Mercury come disco solista del giovane Peter Hammill, ma alla fine uscì a nome del gruppo. Per anni in Italia si nutrirono anche dubbi se questo lavoro esistesse davvero. Sul successivo The Least We Can Do Is Wave To Each Other del 1970 al bassista Keith Ellis subentrò Nic Potter. E soprattutto arrivò il sassofonista e flautista David Jackson, che divenne una sorta di icona non solo sonora, ma anche visiva della band, con la sua caratteristica di suonare contemporaneamente due sassofoni elettrificati collegandoli ai pedali per chitarra elettrica alloggiati in un apposito cinturone. Da questo disco in poi la band lega le proprie sorti alla Charisma Records di Tony Stratton-Smith, che aveva in scuderia anche Genesis e Audience. Ed è dunque da The Least We Can Do Is Wave To Each Other che ha inizio il formidabile box-set in questione. Il primo dischetto comincia infatti con i brani di quell’album rimasterizzati da Steven Wilson nel 2021: Darkness, Refugees, White Hammer, Whatever Would Robert Have Said?, Out Of My Book e After The Flood. A questi si aggiungono le seguenti bonus: Refugees nella versione su singolo, The Boat Of Million Of Years più le esecuzioni dal vivo di Darkness e After The Flood alla BBC Radio One per le “Top Gear Session” del 24 ottobre 1970. Questi ultimi due brani sono di buona qualità, ma mono.

Il secondo dischetto prevede la versione rimasterizzata dei brani di The Least We Can Do Is Wave To Each Other: Killer, House With No Door, The Emperor In His War Room e Pioneers Over C. Ad essi si aggiungono come bonus una prima versione di Killer e un’altra di The Emperor In His War Room ancora priva della chitarra di Robert Fripp. Chiudono il secondo dischetto Killer e Lost nelle versioni live alla BBC Radio One ancora per il programma “Top Gear Session” del 1970. Il terzo dischetto è relativo al 1971, con la versione rimasterizzata dei 3 brani che componevano il culmine creativo della band: Pawn Hearts. Dunque Lemmings, Man-Erg e la lunga suite intitolata A Plague Of Lighthouse Keepers. Un pezzo che la band ascoltò alle due di notte, quando era stato appena completato, e che indusse Peter Hammill ad affermare che a quel punto avrebbe potuto anche morire. Ma che non poterono mai eseguire dal vivo a causa di problemi tecnici che impedivano alle tastiere di passare dalla parte iniziale a quella successiva. Ci sarebbero riusciti grazie ad un aggancio in fase di postproduzione quando la presentarono alla TV belga nel marzo del 1972 tra candele e fiaccole accese. Proprio nel momento del passaggio tra le candele e le fiaccole era avvenuta la giuntura tra le due sezioni, in realtà eseguite separatamente. E in seguito poterono eseguirla nel 2013, quando le nuove tecnologie vennero loro incontro. Il quarto dischetto riguarda ancora questo disco, con le bonus rappresentate dalle versioni eseguite dal vivo nel 1971 a “Sound Of the 70s” dei seguenti brani: Man-Erg, Theme One, Vision e Darkness. La bella Vision era in realtà un brano di Hammill solista, tratto del suo Fool’s Mate di quello stesso anno. Anche il quinto dischetto riguarda Pawn Hearts con le seguenti bonus rimasterizzate: Theme One, W, Squid/Octopus, W in una sua prima versione, Angle Of Incidents, Ponker’s Theme, Diminutions, Theme One nel suo mix originario, più le versioni live alle John Peel Session 1971 dei seguenti pezzi: Man-Erg, W, Killer e Refugees. Queste session radiofoniche avvenivano davanti ad un vero pubblico. Alcuni dei brani sopracitati erano stati messi su nastro nella iniziale previsione di pubblicare Pawn Hearts come album doppio. Solo Ponker’s Theme era un brano vero e proprio, guidato da un sax quasi scanzonato. Gli altri erano follia pura manifestata attraverso esperimenti rumoristici.

Con il quinto dischetto, dopo un periodo in cui il gruppo si era sciolto, si passa al 1975 e dunque a Godbluff con la versione rimasterizzata dei suoi brani: The Undercover Man, Scorched Earth, Arrow e The Sleepwalkers. Le due bonus sono le esecuzioni dal vivo di Scorched Earth e The Sleepwalkers del 3 luglio di quello stesso anno per le ormai consuete John Peel Session, con una magnifica qualità audio ed interpretativa. Con il sesto dischetto si passa al concerto tenuto all’Altro Mondo di Rimini il 9 agosto 1975, dal quale viene tratta una selezione di brani che beneficia enormemente della rimasterizzazione del 2021. In realtà quel giorno i VDGG avevano suonato due volte, in tenuta estiva con pantaloncini ed infradito nel pomeriggio e con abiti di seta nel set serale, che fu quello ad essere diffuso come bootleg. I brani qui presenti sono solo una selezione scelta: A House Is Not A Home, (In The) Black Room / The Tower, Forsaken Gardens, Scorched Earth e Man-Erg. Di fatto quel 9 agosto il pubblico italiano potè ascoltare pezzi che in gran parte non conosceva, trattandosi di estratti dai dischi solisti di Hammill, delle anticipazioni di Pilgrims e La Rossa comparsi poi su Still Life e dei brani di Godbluff non ancora uscito. Inoltre si sentirono cortesemente rispondere No Killer da parte di Peter Hammill, e poterono entusiasmarsi solo per Lemmings e Man-Erg.

Con il settimo dischetto si passa proprio ai brani rimasterizzati di Still Life: Pilgrims, Still Life, La Rossa, My Room e Childlike Faith In Childhood End. Le bonus erano una versione di Gog registrata al Gwinedd Theatr di Bangor il 10 maggio 1975 e le esecuzioni dal vivo di Still Life e La Rossa per le John Peel Session del 1° aprile 1976. La citata data gallese di Bangor era stata in realtà una delle prime del tour di Godbluff, e l’inquietante Gog era tratta dal disco solista di Peter Hammill intitolato In Camera e risalente al 1974. L’ottavo dischetto è dedicato a World Record e alla sua setlist rimasterizzata: When She Comes, Mask, Meurglys III (The Songwriter’s Guild) e Wondering. Le bonus sono le esecuzioni di When She Comes e Mask per le John Peel Session dell’11 novembre 1976, oltre ad una versione accorciata di Meurglys III. Questo titolo faceva riferimento al nome della chitarra elettrica di Peter. La versione del disco durava ben 20 minuti, e durante il relativo tour veniva unita a Gog.

I successivi dischi 9 e 10 sono opportunamente dedicati ad un fantastico concerto che faceva parte proprio del tour di World Record. Si tratta dello show tenuto presso la Maison De La Municipalitè di Parigi il 6 dicembre del 1976. Lo spettacolo è stato rinvenuto in tempi recenti e inizialmente venduto come bootleg, disturbato però da un fastidioso fruscio. La magnifica rimasterizzazione del 2021 lo ha trasformato nel miglior live dei Van Der Graaf Generator mai esistito. La scaletta è la seguente: Arrow, When She Comes, Masks, Still Life, Lemmings, Childhood Faith In Childood’s End, Meurglys III, Gog, The Sleepwalkers, Killer e Man-Erg. La registrazione era stata effettuata dal mixer per una trasmissione radiofonica francese. Da qui l’ottimo suono con gli strumenti collocati in vari punti dello spazio stereofonico. Il tutto coincide poi con una prestazione da urlo da parte della band, che non sbaglia una nota, mantenendo comunque la consueta passione, potenza e drammaticità. L’inizio con Arrow dopo l’annuncio del presentatore si rivela indovinato, dal momento che il basso elettrico di Hugh Banton riesce a creare tensione in attesa dell’ingresso di tutti gli strumenti. Dal vivo Hugh suonava il basso solo su questo brano, rimanendo in piedi e arricchendo il suono con l’effetto delay, assecondato dall’iniziale fruscio del charleston di Guy Evans. La voce incredibile di Hammill e il suono di sax e tastiere sono uguali a quelli del disco. La batteria ha un suono spettacolare. E quelle tastiere Banton le aveva assemblate di persona in quei giorni, rendendo tipico il sound dell’album e dei relativi concerti. Conosciamo diverse belle foto a colori scattate solo 3 giorni prima, il 3 dicembre 1976 al Palais Rameu di Lille, sempre in Francia. Il tour di World Record fu anche il primo a portare i VDGG in Canada e negli Stati Uniti. Esistono numerose foto dei VDGG a Montreal il 9 ottobre del 1976. La successiva data del 18 ottobre al Beacon’s Theater di New York è conosciuta per via di un discreto bootleg. Durante l’intera tournèe Hammill era sempre vestito di bianco, e così apparve anche il 18 agosto al Festival di Reading e nel videoclip di Wondering, l’inno che chiudeva il disco e che era stato realizzato in Canada, con tutta la band disposta su una pedana trasparente. Molto diffusa ed utilizzata è una foto che coglie il gruppo proprio in questa occasione, mentre attende che le riprese abbiano inizio. Al contrario di altri colleghi i VDGG non iniziavano sempre con lo stesso brano, né proponevano i medesimi pezzi. Così il 2 giugno 1976 nella città svizzera di Geneva cominciarono lo show con The Undercover Man e suonarono anche A Place To Survive e Pilgrims, mentre a Reading intendevano aprire con La Rossa, sostituita da Masks a seguito di problemi tecnici sul palco.

Con il dischetto 11 si passa alla nuova formazione del gruppo, priva di Hugh Banton, David Jackson e della parola “Generator” nella sigla, mentre arriva il violinista Graham Smith e rientra Nic Potter al basso. Il disco del 1977 è The Quite Zone / The Pleasure Dome e ne viene subito presentata la versione remaster dei brani originali: Lizard Play, The Habit Of The Broken Heart, The Silence Song, Last Frame, The Wave, Cat’s Eye / Yellow Fever, The Sphinx In The Face, Chemical World e The Sphinx Return. Le bonus sono Door, Ship Of Fools, una versione demo di The Wave più le ultime esecuzioni per le John Peel Session risalenti al 24 ottobre 1977: Cat’s Eye / Yellow Fever, The Sphinx In The Face, A Plague Of Lighthouse Keepers / The Sleepwalkers. Come già nel caso del disco precedente, i successivi dischetti 12 e 13 raccolgono opportunamente un concerto relativo al tour che promuoveva l’album in questione. In questo caso lo show del 16 gennaio 1978 al noto Marquee Club di Londra con i seguenti brani: Ship Of Fools, Still Life, Last Frame, Mirror Images, A Plague Of Light House Keepers / The Sleepwalkers, Pioneers Over C, Sci-Finance, Door, Urban / Killer / Urban Reprise e Nadir’s Big Change. Quest’ultima era in realtà la title track del disco solista di Perer Hammill al quale avevano partecipato tutti i componenti degli allora ex VDGG. Registrato alla fine del 1974 e pubblicato l’anno successivo, aveva contribuito all’idea della reunion dopo lo scioglimento del 1972. David Jackson, che si era chiamato fuori dai nuovi Van Der Graaf, paradossalmente comparve in entrambi i dischi pubblicati con quella nuova sigla: sul disco in studio perché aveva fatto in tempo a registrare alcune parti di sax prima di andare via. E sul live intitolato Vital in quanto invitato in veste di ospite proprio alla data del Marquee qui esaminata ed utilizzata per l’album ufficiale dal vivo. Anche se flauto e sax, per un problema al microfono, si sentivano poco e male. Interveniva anche nella breve sezione di Killer che interrompeva Urban. L’inedita Mirror Images era molto bella e avrebbe dovuto essere un’anticipazione del disco nuovo se il gruppo non si fosse sciolto.

I successivi dischetti raccolgono brani fin qui già esaminati, ma con nuovi mix, remaster o in versione Dolby Surround Sound. Interessante il conclusivo disco 20, che mette insieme e in ordine cronologico i video esistenti: Refugees del 1970, Darkness e Whatever Robert Have Said? al Beat Club di Brema, Lost, Killer e Octopus al programma francese “Pop Deux”, con la band filmata al Bataclan di Parigi nel marzo del 1972, Theme One e A Plague Of Lighthouse Keepers riprese dalle telecamere pochi giorni dopo in Belgio dalla RTBF TV per “Pop Shop”, The Undercover Man, Arrow, Scorched Earth e The Sleepwalkers filmate ancora dalla RTBF TV al Palais Des Expos il 27 settembre 1975. Peccato che qui le inquadrature dei singoli musicisti siano sempre in primissimo piano e che Hugh Banton non venga mai inquadrato mentre suona in via eccezionale il basso su Arrow. In più il videoclip promozionale di Wondering del 1976 e quello di Cat’s Eye, del 1977 o del 1978, dal momento che è visibile anche il violoncellista Charlie Dickye. Si chiude infine con Van Der Graaf In Concert, un documentario austriaco della ORF TV sulla partecipazione del gruppo al Kohfidish Open Air Festival. Proprio l’ultima data dei Van Der Graaf prima dello scioglimento. Tutto sarebbe miracolosamente ricominciato nel maggio del 2005, proseguendo fino ai nostri giorni, con una band in trio che stupisce ancora e che raggiunge l’Italia nel 2022, mandando in estasi i suoi fan. Pur priva del sax dal tour della reunion la formazione ha lo stesso suono di sempre, la voce di Peter Hammill graffia ancora e ogni loro concerto è un evento da ricordare. I dischetti del box sono 17, ma ad essi vanno aggiunti i tre Blu-ray contenenti i nuovi missaggi in alta risoluzione dei brani inclusi in H To Hh, Who Am The Only One, Pawn Hearts, Godbluff e Still Life. Ad occuparsi dei remix e dei remaster è sempre Steven Wilson, già apprezzato per il lavoro svolto sui dischi dei Jethro Tull e non solo. L’unico new mix non eseguito da Wilson è quello di Squid / Octopus, del quale si è occupato invece Stephen W Tyler. Questo box è una festa per tutti i fan.

Giuseppe Scaravilli

 

Van Der Graaf Generator official

Van Der Graaf Generator social

Darkness

After The Flood

Pioneers Over C: Live 1978

ManErg: Sounds Of The 70s Session, 1971

Lost: Live BBC Radio One, “Top Gear Session” 1970