CAPOLAVORI MUSICALI SENZA TEMPO
RANDY NEWMAN
"Sail Away"
(Reprise, 1972)

Nel suo terzo album in studio Sail Away Randy Newman riuscì a trovare il giusto bilanciamento tra il pop orchestrato del suo debutto e l’approccio più essenziale e orientato al rock di 12 Songs, riuscendo a portare nuova linfa ad entrambi i lati della sua personalità musicale. Grazie all’ispirato ciclo di canzoni presenti in Sail Away il pubblico iniziò ad accorgersi di lui. Randy Newman, infatti, era sempre stato considerato prima un autore di brevi pezzi retrò in stile Tin Pan Alley e poi un cantante. Risulta sempre indispensabile associare all’ascolto delle sue opere la lettura attenta delle sue liriche sempre incisive. La title track, che l’autore ha descritto come una sorta di jingle commerciale, era espressamente indirizzata ai mercanti di schiavi che reclutavano africani ingenui cercando di convincerli che in America avrebbero trovato libertà, rispetto e felicità. Nonostante la sua gentile apparenza, si tratta di un’amara e agghiacciante presa di posizione contro l’ipocrisia e una denuncia dello schiavismo. Anche la desolante Old Man, in cui un uomo anziano viene rifiutato con finta compassione da suo figlio, rivelava tutta la parte più evocativa di Newman grazie ai suoi intelligenti arrangiamenti nobilitati dalla presenza in studio di un efficace ensemble che comprendeva tra gli altri Ry Cooder, Jim Keltner e Chris Ethridge.

Simon Smith And The Amazing Dancing Bear era stato un allegro successo di Alan Price nel 1967 e poi venne ripresa da Harry Nilsson nel 1969, ma in questa circostanza, grazie alla sua inimitabile voce roca accompagnata solo da un pianoforte, viene sommersa di grande pathos. Brani come il soul blues di Last Night I Had A Dream e la sinistra You Can Leave Your Hat On sono più snelli e offrono una visione più ampia dello stile dell’autore. Il primo è caratterizzato dalla chitarra slide tagliente e minacciosa di Ry Cooder mentre il seguente è un pezzo spiritoso e volutamente perverso di assurdità erotica che in seguito divenne un successo planetario sia per Joe Cocker che per Tom Jones. Altrove, come nella marcia di Lonely At The Top, Newman riflette cinicamente sui pericoli di una celebrità che non avrebbe mai raggiunto. Trova anche il tempo di offrire in due minuti un ampio e divertente pezzo di satira sulla politica estera statunitense con Political Science concludendo con God’s Song (That’s Why I Love Mankind), una delle più aspre invettive contro la religione mai apparse su disco prima dell’era punk. Non importa quanti pezzi Randy Newman fosse impegnato a scrivere o incidere all’epoca, perché il superbo uso dei suoni a disposizione e la sua voce erano il modello per ottenere il massimo da uno strumento consapevolmente limitato. Sail Away, nel complesso, rimane in assoluto uno dei suoi migliori lavori. Musicalmente avventuroso e tragicamente realista, mostra una sottigliezza lirica che avrebbe mantenuto costante anche nei brillanti lavori successivi.

Marco Galvagni

 

Randy Newman

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