JESUS AND MARY CHAIN
“Glasgow Eyes”
(Fuzz Club Records, 2024)

Mirabile e conquistante, Glasgow Eyes, degli scozzesi Jesus And Mary Chain, esplode con prepotente passione seguendo le stesse torbide strade degli esordi ma con un uso intelligente delle risorse tecnologiche (sintetizzatori e drum machine). Archiviate, ormai da tempo, le frequenti vicende burrascose come spesso accade tra fratelli, Jim e William Reid celebrano i 40 anni di carriera, l’esordio su 45 giri Upside Down, preludio al capolavoro Psycocandy, con 12 nuove canzoni ipnotiche e d’austera bellezza crepuscolare fra Suicide, Stones e Velvet Underground. Parliamoci chiaro, il disco non aggiunge null’altro al suono J&MC ma è più completo rispetto al precedente Damage And Joy, simile per analogie e sostanza a Munky, lavoro con il quale chiudevano il XX secolo.

Mantenendo l’innata attitudine punk, le geniali intuizioni si muovono tra l’iniziale synth-rock di Venal Joy, i fuori cliché pop di Mediterranean X Film e Silver Strings, i ruvidi feedback mon amour di jamcod (OD = overdose, è un chiaro riferimento all’uso delle droghe) e Chemical Animal, le ballate psichedeliche Pure Poor e The Eagles And The Beatles (ad un certo punto del brano Jim canta “I’ve been rolling with the stones / Keith Mick and Brian Jones”) sature di fuzz e riverberi fino alla conclusiva Hey Lou Reid, lisergica riflessione amorosa verso l’artista newyorkese (in Velvet Underground And Nico, l’album con la banana di Andy Warhol, vi sono tutti gli elementi che utilizzeranno nella loro musica).

Con mestiere, Glasgow Eyes scorre placido ed intenso, lasciandosi ascoltare e rendendo visibile il prodigio che pochi accordi possono contenere. Ottimo.

Luca Sponzilli

 

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