NAPOLI CENTRALE
“S/T”
(Ricordi, 1975)

Cinquant’anni fa usciva quest’album, pensato a Napoli, registrato a Roma, da un gruppo nato dalla passione per la stessa musica poco mainstream. James Senese, Franco Del Prete, Tony Walmsley e Mark Harris, i Napoli Centrale, come la stazione d’arrivo e partenza, con le sue storie di incontri di culture e meticciato ante litteram e in questo disco ci sono viaggi e temi nella musica partenopea, africana ed europea, che attinge più al jazz boogie scansonato e rivoluzionario di Renato Carosone degli anni ’50 che alla tradizione melodica italiana.

Siamo nel 1975, in una Italia uscita tutto sommato malconcia dal boom economico dei ’60, piombata d’improvviso, ma nemmeno tanto, nei ’70 della nuova lotta di classe, cavalcata anche dalle BR, con tutti gli scontri e le sparatorie quotidiane che ne conseguì. Si capì subito che il gruppo poteva competere senza timore e a testa alta con gruppi come Soft Machine e Nucleus e secondo me erano anche una spanna sopra, per contenuti sociali e politici. I pezzi, tutti storici, scritti da Del Prete su musiche di Senese, tutti cantati, sguaiati, senza speranza, una rivendicazione in faccia al mondo, il loro hard bop napoletano, da Campagna a A Gente E’ Bucciano, da Vecchie, Mugliere Muorte E Criaturi alla filastrocca potente di O Lupo L’Ha Mangiato A’ Pecurella. A me ha sempre ammaliato, poi questa copertina di borgata rurale, di posti dove braccianti si alzano alle quattro del mattino per andare a spaccarsi la schiena nelle terre del padrone. Siamo lontanissimi dall’Italia dei dolori d’amore del giovane Lucio (Battisti) insomma.

Seguiranno altri due epici dischi, Mattanza e Qualcosa Ca’ Nu More, dopo il gruppo di sciolse e James Senese ha continuato pubblicando una serie di dischi da solista, sempre accompagnato da grandi musicisti, ma l’ipertensione e il dramma, come vissuto sulla propria pelle, del primo album rimarranno irripetibili.

Giuliano Manzo

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