Steve Wynn
con Rodrigo D’Erasmo e Enrico Gabrielli
(Ravenna, 11 aprile 2025)

È tempo di bilanci per Steve Wynn, classe 1960, artista poliedrico che si è affermato musicalmente nei lontani anni ’80 del ‘900, in pieno revival psichedelico, nella città di Los Angeles nel sud della California. Insieme con il suo gruppo, The Dream Syndicate, fondarono quel territorio sonoro che ancora oggi viene ricordato come paisley underground a cui appartenevano anche altre band come Rain Parade, Long Ryders, Three O’ Clock, Green On Red e Bangles solo per citarne alcune. In concerto al Bronson di Ravenna, la data era parte di un tour in cui presentava il recente disco solista uscito nel 2024, Make It Right (Fire Records), e, fresca di stampa, anche la sua biografia tradotta in italiano e pubblicata da Jimenez Edizioni dal titolo “Non lo direi se non fosse vero. Memorie di musica, vita e Dream Syndicate”.

Dal vivo Steve Wynn ci offre uno spettacolo che è un reading dei suoi ricordi tratti dal libro e una serie di canzoni che coprono un arco temporale che va dagli anni di formazione, con le sue prime cover in giovane età. Si parte con un assaggio di Rolling Stones con Jumpin’ Jack Flash, fino ad arrivare alle influenze fondamentali dei Velvet Underground, con Sunday Morning, e un brano dei Big Star dell’amatissimo Alex Chilton. Viene presentata in anteprima anche la sua prima canzone scritta a 9 anni, Sing My Blues. A seguire, i pezzi più noti tratti dai primi 4 dischi dei Dream Syndicate, mentre del nuovo lavoro solo un morso con la title track Make It Right.

Steve Wynn è un bel signore di 65 anni con i capelli ancora sparati in aria e qualche riflesso biondo, con profondi occhi azzurri e un sorriso gentile. Vestito con giacca verde di velluto, camicia bianca a pois e cravattino nero, si destreggia sul palco leggendo una copia del suo libro e la chitarra acustica a tracolla. È accompagnato da due musicisti d’eccezione come Rodrigo D’Erasmo, violinista, compositore, arrangiatore e polistrumentista, già collaboratore con Bugo, Cesare Basile, Il Teatro Degli Orrori, Calibro 35, John Parish, Afterhours e Enrico Gabrielli, clarinetto, tastiere, fiati, polistrumentista, compositore, arrangiatore, produttore discografico e scrittore. Membro fondatore dei Calibro 35 e The Winstons, ha collaborato con Vinicio Capossela, Zen Circus, Baustelle, Damo Suzuki (Can) PJ Harvey e molti altri. Quando attaccano a suonare c’è da rimanere estasiati per la qualità e la bellezza del suono e per come hanno magistralmente riarrangiato le canzoni dei Dream Syndicate, soffiando via un po’ di polvere del tempo per farle brillare di luce nuova, avvicinandosi più a un genere roots, alt country e Americana, con una leggera velatura dark a ricoprire il tutto.

La serata avanza in maniera intensa, con un pubblico di fedelissimi che ricambia con affetto la performance del trio sul palco, ogni canzone viene subissata di applausi e Steve ringrazia con molta umiltà. Scivolano via, uno dopo l’altro, pezzi di cuore: That’s What You Always Say, Tell Me When It’s Over, le bellissime When You Smile, Merritville. Sono tanti gli aneddoti che Steve Wynn racconta, tra una canzone e l’altra, dagli anni della sua infanzia, a quelli di formazione tra musica, concerti, chitarre, viaggi sgangherati, fino al magico incontro con Kendra Smith, che cambierà definitivamente la sua vita, complice il periodo rivoluzionario del punk e della New Wave, che lo proietteranno nel circuito musicale da protagonista con i Dream Syndicate, in tour insieme a Rem, U2 e poi con una serie di lavori da solista e svariate altre collaborazioni: una storia che continua fino ai nostri giorni.

Il libro è bellissimo lo stiamo leggendo avidamente in queste ore, Steve Wynn ci racconta la sua storia, le sue passioni e l’ossessione per la musica, la radio, le band, i dischi e le copertine. È un tuffo nella memoria che rievoca gli altri anni ’80, quelli alternativi a quello che veniva presentato in quel tempo dallo star system musicale e basta dare un’occhiata alle classifiche del passato per capire di cosa stiamo parlando. Lo spettacolo procede e la temperatura si alza con pezzi come Medicine Show, Boston, diventa incandescente sulle note di The Days Of Wine And Roses, e il finale affidato alla bellissima e nostalgica There Will Come A Day tratta dal suo disco capolavoro del 2001 il doppio Here Come the Miracles (Blue Rose Records/Innerstate Records).

Dopo lo show Steve si concede ai fan e parla con tutti, compreso il sottoscritto, firmando dischi e libri per un finale di serata indimenticabile. Noi poco dopo ci apprestiamo a un lungo viaggio di ritorno sulla statale 309 Romea che da Ravenna arriva fino a Venezia e in testa ci frulla ancora il messaggio finale della serata: “Verrà un giorno / Verrà un giorno / Quando tutto il male verrà lavato via / Il paziente verrà ricompensato / E i loro aguzzini pagheranno / Verrà un giorno, signore / Verrà un giorno … E saranno ancora i giorni del vino e delle rose”.

Andrea Masiero

Etichettato ,