Ci sono musiche, nate come colonna sonora per accompagnare le immagini di un film, destinate, in seguito, a camminare sulle proprie gambe continuando a vivere di luce propria. Non so se questo sarà il caso di Sniper Alley-To My Brother, il nuovo lavoro musicale di Max Fuschetto, ma credo che il tempo ci darà conferma. Tre anni dopo Ritmico Non Ritmico, Max torna con questo progetto, commissionato al compositore dai registi Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani per il loro lungometraggio incentrato sulla tragedia che ha squarciato Sarajevo alla fine del secolo scorso, nel cuore dell’Europa. Il musicista e compositore che vive a Napoli e che ho anche avuto il piacere di intervistare, del quale non mi stancherò mai di tessere le lodi pubbliche, ha una sua filosofia etica e musicale, lontana dal trito mainstream musicale italiano viziato che conosciamo. Ogni suo nuovo disco sembra venire da un altro mondo, un mondo migliore, non so se più complesso nelle sue trame sonore, di sicuro più sincero. “Non mi era mai capitato di scrivere su una richiesta specifica che riguardasse un film. Le mie musiche utilizzate nei lavori documentaristici e cinematografici sono sempre state prese da miei precedenti album. Questa volta ho pensato fosse il momento giusto di accettare.”, queste le sue parole, ed ha fatto bene ad accettare, aggiungo, visto i risultati.
Pubblicato dalla NovAntiqua Records, come il precedente, Sniper Alley presenta 9 tracce, per circa mezz’ora di score, che riescono ad imprimere tutto il dramma di una storia di guerra, quella di Dzemil Hodzic, autore del progetto, che, attraverso una tragedia personale, assiste, inerme, alla morte del fratello sedicenne Amel per mano di un cecchino, ma che potrebbe anche essere una delle tante storie attualissime, palestinese o ucraina, visto che la sconfitta è la stessa per tutte le guerre e a tutte le latitudini e visto che non siamo ancora riusciti a reprimere l’istinto distruttivo dell’uomo, e non sembriamo, oggi, più civili degli uomini del paleolitico, sotto questo punto di vista. Ma torniamo al disco, un lavoro intenso e ispirato, dunque, ma non poteva essere diversamente conoscendo Max, il cui modus operandi non cambia negli anni, immergersi ogni volta, per ogni nuovo lavoro, anima e corpo, con la meraviglia e lo stupore di un bambino mai domo.
No Man Is An Island, brano di Cosimo Morleo rielaborato da Max Fuschetto, apre il disco: un requiem, elegiaco ed accorato, sulle liriche di John Donne, il poeta romantico inglese che è fonte di ispirazione testuale anche di The Good Morrow, ancora con le voci di Cosimo Morleo realizzate a cappella, come se fossimo in una chiesa del ‘600. Con Sniper Alley – To My Brother si cambia, invece, registro, nel pezzo infatti vengono fuori le due anime del compositore, la commistione di classico e sperimentale a lui tanto cara, sostenuta dagli archi, mentre Durme Durme (tradizionale sefardita), come scritto nel libretto, cantato da Silvia Phoe, dalla voce splendida, ci riporta un po’ a quel Sunnà (ma li la lingua era l’arberesh) il suo secondo album di una decina d’anni fa, una nenia dolce accompagnata da violino e oboe. La settima traccia, Lescalier De Drake, una linea melodica notevole, è un omaggio strumentale a Nick Drake appunto, in punta di piano, quello di Enzo Oliva. Oboe Sommerso chiude il disco e il cerchio, si, perché la musica di Fuschetto ha sempre dentro questa circolarità, inutile sottolineare il richiamo poetico del titolo e del suo strumento preferito, è la composizione più lunga, parte dalle avanguardie del ‘900, da Edgar Varese, per esplorare possibili infiniti cosmi o almeno questa è la sensazione che si ha all’ascolto.
Inutile, come si usa dire, ma utile a chi legge, ricordare i musicisti coinvolti, alcuni di vecchia data, da Valerio Mola a Silvano Fusco, a Eleonora Amato e Franco Mauriello, tra gli altri. Sniper Alley – To My Brother ci consegna e riconferma un musicista ispirato, moderno e antico ed è la dimostrazione, forse più convincente della sua produzione musicale, che non deluderà chi conosce già gli altri suoi dischi e si rivelerà a chi non ha ancora avuto il piacere di ascoltarlo.
Giuliano Manzo