Inizia con un’ora di ritardo, causa temporale estivo, l’atteso concerto dell’artista Ani Di Franco presso il cortile del castello estense a Ferrara, gremito da un pubblico caldo ed affettuoso. Il suo è un ritorno in Italia per promuovere il nuovo disco uscito il 17 maggio 2024, Unprecedentsh!t, l’ultima autoproduzione per la sua etichetta, Righteous Babe Records, creata nel 1990 a soli vent’anni. Originaria di Buffalo (New York), classe 1970, in tutti questi anni Ani Di Franco non ha mai ceduto al fascino di lavorare con una major, questo non le ha impedito di vendere milioni di copie dei suoi dischi mantenendo un controllo totale sulla sua musica e diventando il punto di riferimento del DIY (Do It Yourself). Attivista, femminista, aderisce al movimento Riot Grrrl, figura di spicco del movimento queer, i suoi testi sono una bibbia per il popolo alternativo che si è trovato a raccolta negli ultimi anni intorno al movimento Occupy Wall Street. Giunta al 23° album, mescolando generi e influenze diverse come folk, punk, blues, funk, hip hop, jazz, soul ed elettronica, è riuscita a dare vita ad un canzoniere sterminato prendendo ispirazione, per i testi, da tematiche molto personali e avendo come guida spirituale Woody Goutrie e gli altri grandi chansonnier della tradizione americana come Utah Phillips. La rabbia e la volontà di denuncia degli album giovanili hanno lasciato il passo nel tempo a tematiche che mettono in evidenza un conflitto interiore denso di malinconia che evolve in tristezza e dolore. Tramite introspezione e autoanalisi questi conflitti interiori ed esteriori vengono canalizzati e metabolizzati per diventare arte, in una sorta di auto-terapia. L’ultimo lavoro, Unprecentsh!t, prodotto da BJ Burton, noto per le sue collaborazioni con Bon Iver, Eminem e Lizzo, tra le tante, è un ritorno ad occuparsi di questioni sociali cercando di alzare il livello del dibattito pubblico con canzoni apparentemente semplici ma che in realtà sono molto complesse e farcite di tecnologia, folk ed elettronica insieme.
L’apertura della serata è affidata a Gracie and Rachel un duo di pianoforte e violino, il loro secondo album, Hello Weakness, You Make Me Strong, sempre su etichetta Righteous Babe Records, è stato nominato dalla critica tra i 10 migliori lavori del 2025. Quando arriva sul palco, Ani Di Franco viene accolta con un boato liberatorio da un pubblico in adorazione e lei attacca subito con Pixie e Little Plastic Castle dall’album omonimo che l’ha resa famosa nel mondo grazie anche ai numerosi passaggi sul canale televisivo MTV. Do Or Die arriva invece dal bellissimo Revolutionary Love, disco del 2021 che mette insieme, in maniera elegante, un sound fatto di blues, jazz e soul con ritmiche molto marcate e tribali. Sfilano, uno dietro l’altro, tutti i suoi cavalli di battaglia: Dilate, il quarto pezzo della serata, arriva dall’album omonimo, mentre la successiva, Gravel, ancora da Little Plastic Castle. Ani Di Franco è visibilmente emozionata perché sente forte il calore del suo pubblico, ci sono vibrazioni positive nell’aria e molto amore, e lei ricambia mettendo tutta la sua grinta e il suo particolare stile chitarristico al servizio di una performance vera, unica, graffiante. Una grande band mette in risalto le canzoni della cantautrice con il contrabbasso e la batteria a marcare il tempo, mentre la pedal steel guitar crea continui paesaggi sonori in stile Americana. Both Hand, un inno per il pubblico presente, viene dal primo disco omonimo del 1990 mentre As Is e Swan Dive arrivano sempre da Little Plastic Castle, il suo celebrato lavoro del 1998.
Il concerto mette in risalto un’artista nel pieno della consapevolezza e della sua maturità, una donna che ha scelto chiaramente da che parte stare e lo ha dimostrato ampiamente con il suo lavoro e le sue scelte politiche. Tra una canzone e l’altra non mancano riferimenti alla politica di Trump che in questi giorni viene contestato in molte città americane, il trono del King vacilla grazie ai moti di piazza. Baby Roe è un pezzo che parla di diritto all’aborto ed è l’unico brano che arriva dal nuovo album. Revolutionary Love, la title track dell’omonimo album, ci racconta la volontà di vivere a un’altra velocità, vivere un’altra vita: vivere il cambiamento è possibile, un nuovo mondo è possibile, occorre solo l’amore rivoluzionario. Anche Simultaneously proviene dallo stesso album e tratta della difficoltà di vivere in accordo tra il proprio mondo interiore, fragile e pieno di desiderio, e un mondo esteriore pieno di violenza, oppressione e mancanza di rispetto. Untouchable Face parla invece di un amore proibito e di tradimento, un testo tra i più rabbiosi e toccanti. C’è ancora il tempo per cantare le ultime hit che vanno a chiudere un concerto pieno di energia: Fire Door, 32 Flavors, tra le sue canzoni più belle e alla fine Joyful Girl.
Un grande ritorno per un’artista che non smette di stupirci per la sua forza e la sua volontà di raccontare il mondo che la circonda. L’ultimo lavoro, Unprecedentsh!t, conferma lo stato di grazia degli ultimi anni. Sono rari artisti del genere e, proprio per questo, sono quelli di cui abbiamo un gran bisogno in un periodo così pieno di merda, senza precedenti.
Andrea Masiero