L’ultima delle tre serate di Limen 2025, all’Arena Ghirelli, all’interno del Parco dell’Irno a Salerno, evento giunto alla sua VI edizione, ha visto come headline, nonché gruppo di chiusura della rassegna, i 99 Posse. Un’intera generazione degli anni ’90 è cresciuta con loro, Almamegretta e 24 Grana, con la loro musica, i loro slogan, quando Napoli tornò al centro della scena musicale nazionale, come negli anni ’70, erano gli anni dei centri sociali occupati, Officina 99 soprattutto, dove tutto ebbe inizio, e da Catania a Torino nasceva l’antagonismo politico dal basso. Sembra passato un secolo, c’era un governo dì centro destra, c’era Berlusconi e nel 2001 ci furono i fattacci della scuola Diaz, oggi c’è un governo di destra e i temi dei loro pezzi sembrano, sono, quanto mai attuali. Questo nuovo tour estivo li vede impegnati in Italia, con qualche incursioni europea, la miscela sonora e gli elementi non sono mai cambiati, reggae, reggamuffin, combat rock e incursioni dub, più o meno pesanti, loro pregi e limiti a un tempo, che oggi, sommersi da hip hop e trap avulsi da contenuti politici, potrebbe apparire datata, ma sembra invece funzionare ancora, vista l’affluenza al concerto, per metà fatta di giovani che trentacinque anni fa non erano ancora nati, segno che il loro impegno sociale viaggia bene anche in tempi di social. Come ha detto dal palco Tonico, che li ha preceduti aprendo la serata, in duo con Morfuco, suonano ancora più tosti e incazzati di prima. La formazione attuale vede affiancati alla voce del leader Luca Persico (Zulù), Massimo Jovine al basso, Marco Messina, campionamenti dub, Giuseppe Spinelli alle chitarre, Antonio Esposito batteria e l’energia, la presenza scenica e la voce di Simona Boo, da una decina d’anni con loro, che salta e canta sul palco per tutto il concerto. I pezzi tutti storici, tutti o quasi cantati insieme al pubblico, Ripetutamente, O’ Documento, presentata dicendo che loro il Decreto Sicurezza lo contestano da tempi non sospetti, Antifa, Stop The War, mai andata in pensione, Italia Spa, il reggae soul di Cildren Ov Babilon, dedicata ai bambini vittime di guerre imperialiste e sioniste, Rigurgito antifascista, presentata da Zulù mimando un malessere intestinale, Napoli, bellissima coi suoi ritmi afro, acquarello dialettale iconografico unico, El Pueblo Unido, slogan cantato e accompagnato dalle bandiere palestinesi da tutti i presenti al concerto, Curre Curre Guagliò, il loro pezzo conosciuto anche da chi non li conosce, due volte, nel bis in versione dub extended. Più di un’ora e mezza di musica, per una ventina di pezzi, in cui i 99 Posse non si risparmiano, suonano e bene, come prima, più di prima, sono passati più di trent’anni ma loro sono vivi, vegeti e senza nessuna voglia di consegnare i documenti.
Giuliano Manzo