Tag: Pasquale Boffoli

GOV’T MULE
“Peace … Like A River”
(Fantasy Records, 2023)

Dopo la magnifica sbornia blues di Heavy Load Blues (2021, Fantasy R.+ecords) dove a sei brani originali del leader dei Gov’t Mule, Warren Haynes (chitarra, voce) erano affiancate covers di nomi eccellenti del panorama blues (Ann Peebles, Howlin’ Wolf, Elmore James, Bobby “Blue” Bland), il nostro robusto – da tutti i punti di vista – eroe, uno dei musicisti americani che maggiormente e tenacemente nei 2000 è riuscito a tenere in vita la gloriosa tradizione del southern rock (anche grazie alla sua militanza nella band capostipite di quel genere, The Allman Brothers, dal 1990 al loro scioglimento nel 2014), con questo nuovo sostanzioso lavoro, Peace … Like A River (uscito il 16 giugno 2023, più di un’ora e un quarto di durata) sigla un ennesimo egregio capitolo nella già corposissima discografia dei suoi Gov’ Mule.

Questi 12 nuovi brani (lunghi, in qualche caso molto lunghi) fanno parte delle stesse session di registrazione del precedente disco blues del 2021 ma focalizzano molto di più con modalità potenti le capacità compositive di Warren Haynes e dei suoi fidi collaboratori musicisti che anche in Peace … Like A River sono Matt Abts (batteria), Danny Louis (tastiere, chitarra e voce) e Jorgen Carlsson (basso). Ecco cosa ha dichiarato a proposito Warren Haynes: “Peace … Like A River è molto ambizioso dal punto di vista degli arrangiamenti: ci sono numerosi colpi di scena piuttosto inconsueti nella musica che circola oggigiorno. Allo stesso tempo, è un album che si basa su canzoni, stilisticamente molto vario. Canzone dopo canzone, direi sia il mio preferito.”. Parecchi e di rilievo gli ospiti del disco: Billy Bob Thornton, Celisse Henderson, Billy F Gibbons, Ivan Neville, Ruthie Foster.

C’è molto con cui riempire le orecchie, anche le più esigenti e scafate, e fare esultare l’anima: i quasi 7 minuti indianeggianti di Same As It Every Was densi di soli di chitarra e organo; Shake Our Way Out con la dura, contorta voce di Billy Gibbons e la chitarra wah wah di Haynes; The River Only Flows One Way (con l’attore e regista Billy Bob Thornton), lento, quasi dub, strisciante, misterioso, paludoso, con un trombone ubriaco. Il tema della “pace” – anche interiore – fortemente anelata ricorre oltre che nel significativo titolo del disco in episodi come Peace I Need (sincopata e forte di un riff chitarristico che afferra alla gola: pare uscita da un vecchio album degli inglesi Free) e Made My Peace, quasi 10 minuti di intensa psichedelia melodica.

Con Your Only Friend possiamo godere di una bellissima ballata elettrica dove sembrano apparire dei violini, ma forse trattasi di un moog? Stesso mood in Gone Too Long, sofferta ballad lenta e lunga (più di 7 minuti), con uno splendido solo chitarristico di Haynes, degno del grande e miglior Jeff Beck. Anche Just Across The River ribadisce la predilezione di Warren per i brani lenti e densi di soul: qui interagisce vocalmente con l’ottima Celisse, ottimo il solo di tastiere. Dreaming Out Loud (Ivan Neville voce, Ruthie Foster voce) e Long Time Coming sono carichi di sezioni fiato (trombone, sax, tromba) robuste e battono il terreno del funky e del soul. Rimangono After The Storm (avventurosa e impetuosa) e Head Full Of Thunder, un’ennesima splendida lezione dei Gov’t Mule sull’hard southern rock

La Deluxe Edition del disco (disponibile solo su doppio CD) include un EP Bonus di 5 tracce, Time Of The Signs (un’altra mezz’oretta di grande musica) con 4 nuovissimi pezzi mai pubblicati e una versione solo vocale di The River Only Flows One Way. Stumblebum, Time Stands Still e lo sconsolato blues blue, Blue Wind, sono tutti ad alto livello ma è la calda avvolgente Under The Tent a conquistare più di tutti i brani dell’EP con un refrain vincente. Peace … Like A River è un significativo vibrante manuale su come nei 2000 si possa suonare rock salvaguardando la tradizione ma sfoderando un sound fresco e accattivante cui non mancano i crismi dell’attualità.

Pasquale Boffoli

 

Gov’t Mule

Social

AllMusic

Same As It Every Was

Made My Peace

Peace I Need

THE WHO
“The Who With Orchestra: Live At Wembley”
(Geffen/Polydor Records, 2023)

Gli Who live il 6 luglio 2019 con la Isobel Griffiths Orchestra diretta da Keith Levenson (music co ordinator & conductor del disco) al Wembley stadium di Londra. Una consacrazione: 20 brani per quasi 1 ora e 45 minuti, il tutto uscito su Geffen/Polydor il 30 marzo 2023 in vari formati, triplo vinile, doppio CD, audio Blu-ray. La prima volta che la leggendaria band inglese – unici superstiti originari Roger Daltrey lead vocal e Peter Townshend guitar/vocals – si esibisce con una grande orchestra con fiati e archi? No, assolutamente: c’erano stati in passato tra l’altro ad esempio nella leggendaria doppia concept-opera Quadrophenia (uscita il 26 ottobre 1973) i fiati curati dal compianto grandissimo bassista John Entwistle in brani come The Real Me, The Punk And The Godfather, 5:15, The Rock e gli archi (creati con il sintetizzatore) della title-track Quadrophenia. A tal proposito permetteteci una piccola digressione (ma non troppo) dalla recensione: consigliamo vivamente il volumetto cartaceo di Antonio Bacciocchi proprio sull’opera rock degli Who, Quadrophenia, uscito in ottobre 2023 su interno 4 Edizioni, tutto ciò che c’è da sapere (e di più) su questo epocale album concept degli Who.

Diciamo subito, per sgomberare il campo da dubbi, che l’imponente dimensione di fiati e archi della Isobel Griffiths Orchestra non inficia assolutamente l’energia rock e la resa finale dei brani della band né assolutamente le appesantiscono, anzi le potenziano con straordinarie modalità facendo da contrappunto alle sonorità elettriche: il risultato finale è un impatto emozionante che lascia a bocca aperta in brani celeberrimi quali The Real Me, 5:15, The Rock (da Quadrophenia), Who Are You? (dall’album Who Are You, 1978), Eminence Front (da It’s Hard, 1982), Ball And Chain ed Hero Ground Zero dall’ultimo ottimo disco in studio Who (2019, leggi la mia recensione su Frastuoni), la pastorale Imagine A Man (da The Who By Numbers, 1975), Join Together (singolo del 1972).

A farla da padrone in questa incredibile trasposizione orchestrale è proprio Quadrophenia con ben 7 brani, The Real Me, I’m One, The Punk And The Godfather, 5:15, Drowned, The Rock e una potentissima Love Reign O’er Me comprendente un’inedita intensa intro tastieristica di Loren Gold che non esitiamo a definire uno “straordinario valore aggiunto”. Dall’altro capolavoro Who’s Next (1971) sono invece estratti 3 indimenticabili episodi, Won’t Get Fooled Again, la semi-acustica Behind Blue Eyes (con un commovente contrappunto della sezione di archi) e non ultima una seducente Baba O’Riley con in primo piano l’energica performance della brava violinista Katie Jacoby: i primi due brani sono eseguiti in una coinvolgente versione acustica ma è soprattutto in Won’t Get Fooled Again che il genio musicale di Pete Townshend ha modo di sfoderare al meglio anche la sua dinamicissima abilità con la chitarra acustica. È anche l’occasione più opportuna per Roger Daltrey per regalarci una più che matura e potente versatilità vocale e interpretativa: d’altronde la elargisce senza risparmiarsi in tutti i brani di questo live. Dall’epocale doppio Tommy (1969) invece è tratta solo una travolgente (come sempre) Pinball Wizard.

È lunga la frequentazione delle rock band con un’orchestra, sin dagli anni ’60 e soprattutto nel filone progressive: ricordiamo i Deep Purple del 1969 di Concerto For Group And Orchestra, i Pink Floyd della suite Atom Heart Mother (1970), i Procol Harum, i Moody Blues, solo per fare alcuni esempi. Tutti esperimenti riusciti e innovazioni fascinose nella lunghissima storia del rock (inglese in prevalenza) ma la fusione e l’integrazione messe qui a punto dagli Who sono davvero senza precedenti. Quali contenuti di questo live non ancora citati rimangono? Tre singoli: Substitute (1966), The Seeker (1970) e l’acustica, lirica Tea & Theatre (2006, un bel salto temporale). Invidiabili davvero l’energia e la determinazione con cui Daltrey (compirà 80 anni l’1 marzo 2024) e Townshend (compirà 79 anni il 19 maggio 2024) rinverdiscono – senza orchestra – nella loro urgente e sudata veste elettrica originale le good vibration di veri e propri inni mod rock come The Seeker e Substitute. Ad affiancare i due vecchi inseparabili compari di bagordi, in questo tour de force live al Wembley stadium londinese, ci sono: Simon Townshend, chitarrista e fratello minore di Pete, le già citate Katie Jacoby (violino), Loren Gold (keyboards), Zal Starkey (batteria), Jon Button (bass), Audrey Q Snider (cello), Billy Nicholls (backing vocals). Lo dicevamo all’inizio e lo ribadiamo: questo live è una vera e propria consacrazione con tutti i crismi di una delle band/leggende viventi (anche se a metà) più inossidabili della storia del rock di tutti i tempi. Non potete perdere questo appuntamento.

Pasquale Boffoli

 

TRACKLIST

#1
01. Who Are You – (06:53)
02. Eminence Front – (05:55)
03. Imagine A Man – (04:33)
04. Pinball Wizard – (03:24)
05. Hero Ground Zero – (04:50)
06. Join Together – (05:51)
07. Substitute – (03:47)
08. The Seeker – (03:59)
09. Won’t Get Fooled Again – Acoustic (08:54)
10. Behind Blue Eyes – Acoustic (04:00)

#2.
01. Ball And Chain – (04:36)
02. The Real Me – (04:11)
03. I’m One – (02:56)
04. The Punk And The Godfather – (05:11)
05. 5:15 – (06:42)
06. Drowned – (04:29)
07. The Rock – (06:53)
08. Love Reign O’er Me – (08:30)
09. Baba O’Riley – (05:34)
10. Tea & Theatre – Acoustic (03:51)

 

The Who

Social

Baba O’Riley

Pinball Wizard

Eminence Front

NICK CAVE & WARREN ELLIS
“Australian Carnage – Live At The Sydney Opera House”
(Goliath Records, 2023)

“Ogni spettacolo con Warren girando l’Australia è stato commovente e indimenticabile, dall’intimità di suonare nei teatri e nei luoghi d’arte, alle notti vaste ed esilaranti all’Hang Rock, alle nostre ultime tre serate all’inimitabile Sydney Opera House. Siamo entusiasti di condividere queste registrazioni. Non vedo l’ora di catturare anche un decimo dell’euforia collettiva che provavamo a quegli spettacoli. Non li dimenticheremo mai.”. Sono parole di Nick Cave che meglio non potevano introdurre i contenuti e il mood stratosferico e potente di questo doppio Australian Carnage – Live At The Sydney Opera House uscito il 25 agosto 2023 su Goliath Records, risultato di un tour del 2022 che lo ha visto insieme all’ormai da tempo inseparabile compagno Warren Ellis tornare nella loro nativa Australia per 16 show al fine di eseguire, “on the road”, Carnage, il loro ennesimo capolavoro del 2021.

Il live immortala 3 performance tenute alla Sydney Opera House il 16, 17 e 18 dicembre 2022. Sono d’uopo alcune necessarie precisazioni per un live di cotanta levatura artistica: ad essere eseguiti live in realtà sono 6 degli 8 episodi di Carnage, ma largo spazio è dato anche al materiale del precedente lavoro, l’ispiratissimo Ghosteen (leggi la mia recensione su Frastuoni webmagazine), 9 su 11 brani alternati e intrecciati a quelli di Carnage. A completare la tracklist di Australian Carnage di 18 brani ci sono Breathless (da Abattoir Blues/The Lyre Of Orpheus, 2004), I Need You (da Skeleton Tree, 2016) e Cosmic Dancer, inaspettata brillante e magnetica cover di un famoso brano dei T.Rex di Marc Bolan.

L’1 dicembre 2023 è anche stato pubblicato da Goliath Records un vinile con soli 8 brani del live. L’organico di Australian Carnage – Live At The Sydney Opera House prevede oltre a Nick Cave (vocals, piano) e Warren Ellis (Violin, Sampler, Synthesizer, Flute): Janet Ramus, Tjae Cole e Wendi Rose (backing vocals, percussion), Colin Greenwood dei Radiohead (bass, keyboards), Larry Mullins (drums, timpani, keyboards, tabla). La foto vibrante di copertina che vede Cave ed Ellis colti ad interagire, carismatico viatico i loro mood infuocati, è di Megan Cullen.

Entrare in merito l’esecuzione dei singoli brani di questo live è esercizio inutile se già conoscete e vi siete fatti coinvolgere emotivamente dai 2 splendidi lavori Ghosteen e Carnage: basti sapere che la loro riproposizione live è addirittura più magnetica e sontuosa delle esecuzioni originali in studio, e su questo non potevano esserci dubbi perché da sempre Cave ed Ellis è sui palchi di tutto il mondo che danno il meglio di sé elargendo al pubblico senza risparmiarsi un mood decisamente messianico e catartico. Non vi resta che approcciarvi senza reticenze a questa “carneficina australiana” sonora; mettetevi comodi, lasciate perdere le interferenze quotidiane, il viaggio è lungo e denso di sorprese: non ve ne pentirete.

P.S.: nel 2024 per un ‘Nick Cave Solo’ tour … ancora una volta australiano il nostro si accompagnerà al solo Colin Greenwood.

Pasquale Boffoli

 

Tracklist (G = Ghosteen / C = Carnage)

  • Spinning Song – G
  • Bright Horses – G
  • Night Raid – G
  • Carnage – C
  • White Elephant – C
  • Ghosteen – G
  • Lavender Fields – C
  • Waiting For You – G
  • I Need You (da Skeleton Tree, 2016)
  • Cosmic Dancer – (T.Rex cover)
  • Breathless (da Abattoir Blues / The Lyre of Orpheus, 2004)
  • Hand Of God – C
  • Shattered Ground – C
  • Galleon Ship – G
  • Leviathan – G
  • Balcony Man – C
  • Hollywood – G
  • Ghosteen Speaks – G

 

Nick Cave

Social

Ghosteen

Cosmic Dancer

Carnage